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Mr. Beaver, la recensione

Di giorgia.a

Regia: Jodie Foster
Cast: Mel Gibson, Jodie Foster, Jennifer Lawrence, Anton Yelchin, Zachary Booth, Riley Thomas Stewart, Paul Hodge, Michelle Ang
Durata: 91’
Anno: 2011

Tormentato da demoni personali, Walter Black (Mel Gibson), ex manager di successo di una società che fabbrica giocattoli, e padre di famiglia, soffre di una grave forma di depressione, che gli impedisce di riprendere il controllo della sua vita… almeno fino alla comparsa di una marionetta a forma di castoro. Attraverso questa, Walter diventa simpaticissimo, un vero vulcano di energia e di idee. Ma se fuori di casa tutto sembra perfetto, la sua famiglia non riesce ad accettare questa nuova situazione…

Perdersi, per poi ritrovarsi: lo sguardo delicato di Jodie Foster torna dietro alla macchina da presa con una storia di smarrimento personale e famigliare, di una continua ricerca d’affetto e d’identità che stringe i protagonisti fin quasi a soffocarli, per poi gettare una nuova luce sulle loro vite.
Una sceneggiatura finita nella Black List del 2008, fortemente voluta dalla regista, ma che in patria ha pagato l’ingiusto scotto degli eccessi di un Mel Gibson impeccabile nei panni di un uomo condannato alla depressione, tanto incapace di aggrapparsi a quello che la vita gli offre per uscire dal tunnel di una malattia lenta e devastante, quanto abile a fare tabula rasa di fronte ad un’esistenza che si rifiuta di accettare. Costruendosi un alter ego in grado di incarnare tutti i suoi demoni interiori, Walter Black riesce finalmente a fronteggiare la realtà, grazie ad un complice spietato che mette a nudo ciò che davvero sente, rendendolo accettabile proprio perché altro da sé: il rifiuto di un’eredità paterna opprimente, che si porta dietro responsabilità professionali indesiderate e, soprattutto, un malessere apparentemente impossibile da estirpare. In quest’ottica, Walter non è il solo protagonista della storia: accanto alla sua, corre infatti parallela quella del figlio Porter, adolescente disilluso e problematico, che lotta per strapparsi di dosso i segni di un’identità che ha scritta nel DNA. Come Gibson, anche Yelchin porta avanti una performance più che apprezzabile, in cui il dolore non prende mai la forma di un grido d’aiuto ma intride, silenzioso e permeante, la vita di tutti i giorni. Quello che conta è andare avanti, riuscire a scrollarsi di dosso il peso di una famiglia che si aggrappa all’illusione della felicità: ma alcuni legami trascendono l’incomprensione, stringono anche quando non li vogliamo, respirano anche se tentiamo di soffocarli. La Foster, da sempre attenta alle dinamiche famigliari, tratteggia il tutto con pennellate quasi minimaliste, tramite una resa intimista scevra di ogni eccesso melodrammatico, dove sofferenza e felicità si rincorrono l’un l’altra, proprio come nella vita.

Vi ricordiamo che Mr. Beaver è stato presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes, per tutte le informazioni sul film vi rimandiamo alla scheda sul nostro database.

Cinema chiusi fino al 3 dicembre, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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