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Cannes 2011, sonno über alles

Di Andrea D'Addio

La proiezione quotidiana delle 8 e 30 del mattino è una vera sfida per chi la sera prima non dice mai di no ad un bicchiere in riva al mare o proprio sulla pista da ballo a festeggiare la presentazione dell’ennesimo film di cui spesso neanche si conosce il titolo. Non c’è niente da fare, a prescindere da come ci si posizioni sulla poltrona, ritti sullo schienale, piegati con il mento appoggiato alla mano di un braccio che fa perno sul ginocchio, allungati con i piedi fuori dal sedile ai margini delle file, vicini,laterali, centrali o lontanissimi dallo schermo, e chi più tattiche ha, più ne metta, quando le ore di sonno da recuperare cominciano ad ammassarsi giorno su giorno, il rischio di addormentarsi è sempre dietro l’angolo.

Si comincia con il chiudere un attimo gli occhi, giusto un secondo perché tanto il film è in inglese e si pensa che lo si riesca a seguire anche solo grazie ai dialoghi, ma poi gli occhi rimangono chiusi un attimo di troppo, le immagini del film si cominciano a mischiare con il sogno, qualcuno bussa, toc, toc, il sogno continua, c’è Darth Vader che cerca di dirvi qualcosa da dietro il suo casco, respira pesante come è suo solito, toc toc….ma che c’entra Darth Vader? Di nuovo toc toc, il sogno sfuma, gli occhi si riaprono lentamente, ci si rende conto che si stava dormendo e che di questo si sono accorti anche i vostri vicini di poltrona che già da qualche secondo vi stanno toccando ritmicamente sulla spalla, cercando di attirare la vostra attenzione e smettere di russare o giù di lì. Uno spettatore che dorme lo si sopporta, non fa nulla di male, ma uno che emette rumori no e il respiro pesante del vostro sogno, era in realtà il vostro e grazie a Darth Vader sapete bene quanto possa essere fastidioso. Guardate lo schermo, guardate l’orologio, sono passati dieci minuti o giù di lì, non chiedete niente al vostro amico accanto sul cosa sia successo nel frattempo nel film, non volete dargli la soddisfazione di sentirsi importante visto che vi ha appena rivolto una sorriso del tipo “per questo ti prenderò in giro per il resto del festival” mentre con l’indice della mano destra clicca il pulsante di fine registrazione delvideo del vostro pisolino sul proprio iPhone. Una dormita che ha vinto su tutto, sulla scomodità della poltrona, su un film interessante e sull’obbligo di doverne poi scriverne e che quindi sarebbe stato bene rimanere attenti. Non c’è nulla da fare, appena si abbassa la guardia, Ipno, il dio del sonno, è pronto ad attacare ed i suoi complici sono quelli che pensavate fossero i vostri amici e che invece si svegliarvi e dirvi che state siturbando tutto il circondario  preferiscono registrarvi. Ma non è tutto, il vero problema di queste situazioni è che il sonno è come un morbo. Lo respingi una volta, ma poi ritorna. E il rischio è che a voi piaccia, con buona pace di chi sarà infastidito dal vostro naso intasato.

Another Year Poster Orizzontale USA 3

Lo scorso anno, il festival di  Cannes iniziò con le profetiche parole di un collega (molto conosciuto anche qui su screenweek) che affermava: “Non mi addormento mai al cinema, forse non mai, ma è rarissimo”. Dal quarto giorno in poi, come lui stesso ammise, non ci fu un film in cui non si concesse almeno dieci minuti o più di siesta. Non potevo criticarlo, anche io ero vittima dello stesso morbo (anche perché quando sei stanco e accanto hai qualcuno che puntualmente si lascia andare, è facile lasciarsi trascinare: perché lui si e io no ? mica lui è più stanco di me!) e così cercavamo di coordinarci, non addormentandoci mai contemporaneamente. Ogni tanto la tattica ci riusciva, ogni tanto no, come nel caso della visione di quell’ Another Year di Mike Leigh che entrambi continuiamo a reputare la migliore pellicola della passata edizione di Cannes nonostante ci siamo persi l’intera parte centrale e i vari incroci di ricordi che abbiamo provato a mettere assieme su quel periodo di buoi totale, frammenti di immagini carpite mentre era in atto la nostra battaglia con l’oscuro nemico in cui improvvisamente aprivamo gli occhi per qualche secondo, prima di richiuderli sconfitti, non abbiamo portato ad una ricostruzione attendibile degli eventi (uno dei due inizialmente, subito dopo la proiezione, parlava anche di un’apparizione di Harry Potter nel film, prima di ammettere che effettivamente si era confuso con un sogno che stava facendo con un Jim Broadbent in versione Horace Slugorn) .
C’è chi non può tornare a casa per riposarsi un attimo durante la giornata, e così si sceglie un film a caso semplicemente per sfruttare il buio della sala e la comodità della poltrona per lasciarsi andare, con preferenza con quei film orientali con pochi dialoghi e luci soffuse. Del problema se ne è reso conto anche l’organizzazione del festival che, non a caso, mette a disposizione all’interno del proprio Palais della brandine con cuscini a tutti quei lavoratori, hostess, controllori sicurezza, guardarobiste, che abbiamo bisogno di una pausa. Il giorno che questi locali saranno messi anche a disposizione dei giornalisti, Darth Vader smetterà di invadere i loro sogni, e si potrà finalmente fare un grande sonno alla Philip Marlow.  Perché, in fondo, il festival è anche questo…
Ps: il momento più bello finora del festival è stato il tizio rimasto in sala, bocca aperta e capo reclinato all’indietro, a dormire anche alla fine dei titoli di coda del film dall’emblematico titolo Spleeping Beauty. Nessuno ha provato a svegliarlo. Peccato che lui non fosse una bellezza…

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