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Cannes 2011, intervista esclusiva a Roger Corman

Cannes 2011, intervista esclusiva a Roger Corman

Di Andrea D'Addio

85 anni e non dimostrarli. Per come appare dal vivo, per come parla e pensa, Roger Corman appare come un quasi settantenne, un uomo da cui ci si può aspettare ancora di tutto. “Il lavoro mi tiene in forma” ci risponde quando glielo facciamo notare. E lui di lavoro ne ha fatto e ne continua a fare tanto, tanto che se si sommassero i film che ha solamente prodotto, 396 secondo Imdb (di cui tre ancora da finire), senza quindi contare le sue regie e sceneggiature, avremmo comunque uno dei più prolifici cineasti della storia.

Siamo a Cannes in una piccola camera dell’hotel Majestic e l’occasione dell’incontro è la presentazione di Corman’s World: Exploits of a Hollywood Rebel, documentario a lui dedicato realizzato dalla giovane Ales Stapleton mettendo assieme vecchie e nuove interviste a tutti quei personaggi di Hollywood che devono il proprio successo alle possibilità che Corman stesso gli offrì all’inizio delle loro carriere. Ron Howard, Jack Nicholson, Robert De Niro, Jonathan Demme, Martin Scorsese, David Carradine (intervistato poco prima della tragica morte del 2009), Peter Fonda, Bruce Dern, Pam Grier e tanti altri, tutti uniti sotto il comune minimo denominatore dell’avere lavorato con un uomo capace di anticipare fin dall’inizio che “ se lavori bene con me, non avrai problemi a trovare progetti e produzioni più importanti dal tuo prossimo film: la mia è una palestra”. E per molti fu davvero così.
Le domande sono tante e toccano qualsiasi argomento. “Amo il processo creativo del film più del film stesso, cerco di vivere il più possibile proprio queste emozioni”. Sull’Oscar alla carriera ricevuto nel 2009: “Non avevo mai pensato che avrebbero potuto tributarmi un riconoscimento del genere, fino a quel momento non era mai stato dato un Oscar a qualcuno che aveva prodotto solo lavori a basso budget, ovvero mettendosi in una posizione marginale certo, ma anche un po’ opposta, alle logiche dei grandi Studios. Non per questo non ci tenessi e non lo reputi ancora oggi uno dei più bei regali ricevuti nella mia vita”. Sull’annosa diatriba 3d o non 3d: “Quando hai budget esagerati come quelli di tante produzioni, spesso il regista si concentra troppo sugli effetti speciali invece di ricordarsi che il cinema è fatto prima di tutto di storie e personaggi. Oltretutto molti film di oggi in 3d diventano tali solo in post produzione, non vengono girati fin dall’inizio con questa particolare tecnologia, e di questo il pubblico comincia ad accorgersi, andando sempre di meno al cinema con un biglietto maggiorato. Non avrei problemi a produrre un film in 3d, ma senza sprecare troppi soldi, so che la Sony sta sviluppando una macchina da presa in grado di arrivare allo stesso risultato di cui stiamo parlando, ma con un processo molto più economico”.

Nel documentario, Corman rivela di come non apprezzò, all’epoca, l’impatto che George Lucas e Steven Spielberg ebbero sul cinema di intrattenimento degli anni ‘70 e ’80, “finirono con l’uccidere la creatività della new Hollywood”, ma quando gli chiediamo la cosa di persona, ciò che ci risponde è leggermente diverso: “Non è che non mi piacciano i film con grossi budget, ciò che non sopporto è quando i soldi sono sprecati. Avatar e Titanic sono grandissimi film in cui il grosso budget è giustificato, guardandoli ci si rende conto del perché siano costati così tanto. Molte volte invece si vedono vari tipi di pellicole,  commedie, drammi, ma anche action, girati senza tanta inventiva o locations, che finiscono comunque il costare 50milioni di dollari. Se poi il film va male si rischia di mandare in bancarotta società in cui lavorano decine di persone. Ma forse c’è anche un po’ di invidia in me. A differenza di Spielberg e Lucas, io non sono mai riuscito a convincere vari investitori ad affidarmi tanti soldi per fare un film. Loro non sono solo due grandi registi, questo è innegabili, ma anche degli ottimi venditori di sé stessi”.
E poi: “Le brutte recensioni devi saperle accettare, c’è poco da fare”. Sulla sua carriera di distributore americano di alcuni dei più grandi capolavori del cinema europeo e asiatico, Truffaut, Fellini, Bergman, Kurosawa e tanti altri, la sua idea è che: “ Si trattava di film che dovevano essere portati da noi. Io ho dedicato la mia vita al cinema low budget, ma amavo e amo ancora quei grandi autori. Purtroppo è difficile, se non impossibile, trovarne come loro di questi tempi”. Tra i tanti film realizzati da regista, il preferito è l’antirazzista L’odio esplode a Dallas  del 1962: “Uno dei pochi film con cui sono andato in perdita, ma di cui ancora ricordo tutte le belle recensioni”.  Con un tipo come Roger Corman, non si poteva che chiudere con un paradosso.

Qui sotto trovate un breve video dell’intervista:

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