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Cannes 2011, i voti ai film in concorso visti finora

Cannes 2011, i voti ai film in concorso visti finora

Di Andrea D'Addio

Settimo giorno di Cannes, mancano altri tre giorni alla fine del festival e vale la pena fare un piccolo riepilogo dei film visti finroa in concorso con tanto di voti decimali messi unicamente per sintetizzare il commento

The Artist Jean Dujardin Bérénice Bejo

Sleeping Beauty (4): Il film tiene fino alla fine, ma è proprio la chiusura scelta che dimostra come la curiosità narrativa creata fino a quel momento fosse causata più dai nudi di Emily Browning che dalla voglia di dire qualcosa. Qui la recensione.

We Need to talk About Kevin (4,5): una grande Tilda Swinton non basta per un film troppo carico, costruito a tavolino per creare sofferenza negli occhi e i cuori degli spettatori. Un film “cattivo”, con un finale da galera. Peccato per la buona regia, ma a livello di sceneggiatura è odioso come solo i peggiori Inarritu-Arriaga sanno essere.

Il ragazzo con la bicicletta: I fratelli Dardenne firmano il solito film con i solito toni e il solito cast quasi tutto non professionista. Il risultato è il solito buon prodotto, straordinario nel descrivere il rapporto tra un bambino e il padre che lo ha abbandonato, ma un po’ banale e frettoloso nella conclusione. Difficile che sia ancora Palma d’oro (i Dardenne ne hanno già vinte due).

The Artist (9,5). Straordinario e divertentissimo commedia francese che fa del fatto di essere muto e in bianco e nero, due espedienti per creare situazioni comiche di ogni tipo. Ci si commuove, si ride, ci si innamora. Un omaggio al cinema apprezzabile da tutti, cinefili e non, che ha meritato standing ovations ad ogni proiezione. Non diamo 10 solo perché c’è sempre la possibilità di fare meglio, ma è un film di cui ci si ricorda per tutta la vita. Regia, sceneggiatura, musiche e interpretazioni, tutto perfetto. Ne abbiamo parlato meglio qui.

L’Apollonide (4): bordello parigino francese di inizio 900. Ci si aiuta l’un l’altra, si entra, si esce )in tutti i sensi), ci si innamora, ci si ammala, si viene sfregiate e si parla, si parla e si parla, insomma, ci si annoia. Non basta ricalcare quadri dell’800 per fare una regia né i seni e i sederi di tante belle ragazze per far mantenere alta l’attenzione, neppure se una di queste è la nostra connazionale Jasmine Trinca.

The Tree of Life (sv). E’ un film talmente ambizioso, denso e da potere vedere e valutare da diversi punti di vista, che sarebbe ingeneroso valutarlo in decimi, ancora più di quanto non lo sia già farlo con gli altri film. Non è un capolavoro, questo è sicuro, né è un film in grado di stravolgere i cuori, ma è un lavoro comunque destinato a rimanere a lungo. Qui ne abbiamo parlato più approfonditamente.

Habemus Papam (7,5): ormai se ne è scritto ovunque e dovunque, ma visto nella cornice del festival, beh, è un film che per confezione, originalità e idee narrative, vale un prodotto di gran livello internazionale. Nessuno, a parte qualche integralista in Italia, ci ha visto qualcosa contro la Chiesa, neanche qui in Francia. Basterebbe questo per apprezzarne la bellezza (anche se non la perfezione viste alcuni dilungamenti vari).

Melancholia (7,5): come Malick, anche Von Trier ci parla dell’universo, della vita, della morte e di tutto il resto. Film ambizioso, non perfetto, ma che lascia alcune immagini, come il finale, di grandissimo cinema e anche se è troppo slegato nelle sue due parti (il matrimonio e l’arrivo del pianeta Melancholia del titolo), finisce con il conquistare.

Purtroppo da questa lista, mancano alcuni  film già presentati e che ormai non si potrà più recuperare a meno che non vincano qualche premio: il francese Polisse su una squadra di polizia antipedofilia che è piaciucchiato al resto della stampa, ma niente di entusiasmante; Herat Shulayim di Joseph Cedar da cui in molti sono stappati durante la proiezione;  Michael, pellicola su un rapporto pedofilo tra un trantacinquenne e un ragazzino che è stata piuttosto detestata in giro; il noiosissimo (a quanto dicono) Hanezu No Tsuki della pur sempre brava Naomi Kawase,  e uno dei film che più si danno tra i candidati finali, quel Le Havre del maestro Aki Kaurismaki (di cui purtroppo la fila di stamattina ci ha impedito di vedere).

Vi ricordo che per conoscere tutte le ultime news dal Festival e dal mercato di Cannes, vi basta cliccare sulla nostra scheda sul database (la trovate a questo link).

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