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Limitless: ScreenWeek intervista Bradley Cooper!

Di giorgia.a

Limitless Poster Italia

Mancano due settimane all’uscita italiana di Limitless, uno degli ultimi successi al botteghino USA. Protagonista indiscusso di questo thriller adrenalinico è Bradley Cooper, che intepreta il ruolo di uno scrittore sfigato in grado di salire improvvisamente alla ribalta grazie ad una potentissima droga.  L’attore ha raccontato a ScreenWeek come è stato calarsi nei panni di un personaggio tanto complesso e,  soprattutto,  recitare al fianco di un mostro sacro come Robert De Niro

 

Nel film vediamo il tuo personaggio protagonista di una realtà patinata e spinta al massimo, da cui però trapela spesso una certa moralità, identificabile nell’autodistruzione di Eddie, nel suo scendere a patti con la propria etica, e nel fatto che viene lasciato due volte dalla ragazza, anche quando è un vincente. Pensi che al di là dell’esteriorità del film, gli spettatori riceveranno anche un messaggio morale?

Io credo sia possibile, ovviamente la mia speranza è che il film riesca a provocare un dibattito sull’argomento, su dove stiamo effettivamente andando, il che è poi sempre l’obiettivo della creazione artistica di ogni genere. Oggi c’è un enorme spinta a primeggiare e alla competizione e questa può essere letta sia positivamente che negativamente. Penso che interrogarsi sulle possibilità di oggi e su dove stiamo andando sia la cosa fondamentale.

Su internet girano molte informazioni riguardo a droghe in grado di spingere al massimo le nostre potenzialità, ti sei documentato al riguardo per entrare nel personaggio?

Ho letto il libro ed è stato un’interessante fonte di ispirazione, ma non ho studiato gli effetti di queste sostanze sulle sinapsi e simili, perché così facendo non sarebbe più stato un lavoro organico. Ho cercato di approcciare il personaggio in maniera diversa, per scoprire strada facendo cose credibili per me e per rendere credibile lui.

Al centro del film c’è uno scrittore che vende l’anima al diavolo per guadagnare la fama, tu, come attore, cosa faresti?

In realtà credo che il mio personaggio all’inizio non si renda conto di cosa stia facendo, capisce solo dopo i rischi che corre. Volendo individuare un “diavolo”, questo potrebbe invece essere De Niro, che alla fine riesce però a battere in furbizia e intelligenza. Ad ogni modo, nella vita c’è sempre un prezzo da pagare per le scorciatoie, ed è per questo che evito di prenderle.

Limitless Robert De Niro Bradley Cooper foto dal film 3Su internet ci sono video dei tempi dell’Actors Studio quando timidamente facevi domande sulla recitazione a De Niro, un mito per te anche perché personaggio ricorrente nei discorsi di tuo padre, cinefilo. Come è stato il vostro rapporto sul set? De Niro ha fama di parlare molto poco, come hai vissuto quest’aspetto del suo carattere?

Sul set in realtà non parlavamo di lavoro, lui era più che altro ossessionato dallo scoprire quale fosse la miglior mozzarella di Philadelphia. Essendo nato lì mi sono deciso ad aiutarlo e devo dire che il migliore è decisamente Caruso, se mai doveste fare un salto da quelle parti. Per quanto riguarda la seconda domanda, io parlo molto durante le riprese ma anche lui ha molti dialoghi. Direi che non ho vissuto il De Niro non parlante, anche se al momento della promozione, proprio per il suo carattere, tutti si sono raccomandati che fossi io a parlare perché lui non l’avrebbe fatto. I miei amici che mi hanno visto mi hanno detto: ma non l’hai neanche fatto parlare! In realtà mi è stato detto di comportarmi così.

Quale è stata la parte più difficile del film?

Forse dover girare fuori sequenza un personaggio come il mio, che passa dalla A alla Z durante tutto il film. Ho dovuto sempre tenere presente a che punto ero in quella fase: se sotto effetto della droga o meno, per evitare di ritrovarmi con errori grossolani in sala di montaggio.

Vedendo le ultime scene del film, viene in mente la possibilità di un sequel, c’è già questa idea?

In realtà non so, non ne stiamo parlando. La storia è tratta da un libro il cui finale è molto diverso, con Eddie rinchiuso in un motel in Vermont mentre cerca di completare il libro prima di morire. Ma la ragione per cui l’abbiamo modificato non era per un avere un sequel quanto per mantenere un tono energico ed ambiguo anche alla fine come nel resto del film.

Negli ultimi anni ti sei affermato come giovane star di Hollywood in ascesa, destreggiandoti tra produzioni molto diverse: come effettui le tue scelte?

C’è una grande differenza tra cercare di avere un lavoro quando sei alle prime armi ed essere un attore a tutti gli effetti, che può permettersi di scegliere in base ai proprio criteri: per me la cosa importante è lavorare con un bravo regista su una buona sceneggiatura.

A questo proposito all’inizio della propria carriera molti attori si sono scontrati con delle difficoltà, come è stata la tua esperienza?

Sicuramente so cosa vuol dire il rifiuto, fai migliaia di provini all’anno e ti mantieni, come nel mio caso, facendo il portiere, ma sono stato fortunato perché i miei genitori mi hanno sempre sostenuto, poi è arrivato Alias. So cosa vuol dire sentirsi sfigato, e l’insicurezza non è una cosa che sparisce, fa parte di questo mestiere perché non si è mai certi di niente.

Alias è stato importante, rifaresti una serie tv?

Sì, a me piace molto lavorare in tv e non me ne vergognerei mai, perchè a prescindere dal mezzo che si usa, quello che mi interessa è il contenuto. Mi sarebbe piaciuto fare Lost, era la mia serie preferita.

Parlando del futuro, tra poco uscirà in sala il sequel di una Notte da Leoni e sul web si vocifera di un tuo possibile interesse ne Il Grante Gatsby di Luhrmann, cosa puoi dirci al riguardo?

In realtà al momento non sto lavorando su progetti futuri, ma non credo parteciperò al Grande Gatsby.

 

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