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C’è chi dice No, visto in anteprima con Paola Cortellesi e Luca Argentero

Di Leotruman

C'è chi dice no Poster Italia 2Regia: Giambattista Avellino
Cast: Luca Argentero, Paolo Ruffini, Paola Cortellesi, Myriam Catania, Marco Bocci e Giorgio Albertazzi.
Durata: 95 minuti
Anno: 2011

Questa mattina abbiamo visto in anteprima C’è chi dice No, la nuova commedia di Giambattista Avellino, e l’abbiamo fatto insieme al regista ma anche ai suoi protagonisti, Luca ArgenteroPaolo RuffiniPaola Cortellesi, in una proiezione speciale che si è tenuta a Milano al cinema Apollo, a cui ha partecipato anche un gruppo di studenti.

Il film parla di tre ex-compagni di classe che dopo 15 anni si incontrano e scoprono di avere un nemico comune che li perseguita: i raccomandati!

Max (Argentero) è un giornalista a cui viene rubato l’agognato posto fisso dalla figlia di un noto scrittore. Irma (Cortellesi) è un medico che dovrà continuare a vivere di borse di studio perché il suo posto è stato assegnato alla nuova fidanzata del primario mentre Samuele (Ruffini) è destinato a fare il ricercatore nella facoltà di giurisprudenza a causa di infiniti concorsi truccati.

Decidono di ribellarsi e lo faranno prendendo di mira i raccomandati che gli hanno rovinato la vita. Ma il gioco si trasforma in qualcosa di grosso che avrà pesanti conseguenze.

Non dite a Giambattista Avellino che la sua è una commedia “garbata”: potrebbe seriamente arrabbiarsi! Il suo film infatti è ben distante dall’infinità di commedie italiane che ci ha invaso negli ultimi sei mesi, tutti prodotti di grande successo molto diversi tra loro ma che per il regista hanno un elemento in comune: tutte hanno un tema di fondo piuttosto solido (da Qualunquemente a Nessuno mi può giudicare).

E’ paradossale che quello dei raccomandati, una vera e propria piaga nel nostro paese, non sia mai stato raccontato in maniera così esplicita e per nulla garbata. Pur non essendo un film “cattivo” alla Monicelli ha un tono duro, quasi politico oserei dire, di certo inedito nel recente panorama delle commedie italiane.

Avellino ha aggiunto alla conferenza stampa che pur non essendo un film militante, può avere tuttavia una valenza politica anche se fondamentalmente quelli dei protagonisti rimangono atti individuali, sassolini tolti dalle loro scarpe. Ma il finale è davvero sorprendente per quanto onesto e coerente con l’intera pellicola: molti ne rimarranno delusi o penseranno che il messaggio finale del film vada contro tutto quello che è stato proposto, ma la sua lettura è ben più profonda e va compreso pienamente nella sua amarezza.

E’ stato chiesto poi agli interpreti principali cosa vuole dire per loro “essere bravi” e cosa pensano dei raccomandati.

Per Luca Argentero la lotta ai raccomandati non deve essere motivo di pigrizia, visto che in ogni caso bisogna fare i conti con un mondo del lavoro sempre più competitivo in cui più del merito ormai conta sempre di più l’eccellenza, che va raggiunta solo con sforzo e sacrifici. Secondo Paola Cortellesi essere bravi significa invece fare quello che si desidera di più con grande dignità, in modo da esserne soddisfatti pienamente.

Qualcuno ha poi chiesto se fossero mai stati raccomandati e Paolo Ruffini ha fatto notare che nel mondo dello spettacolo in cui lavorano ci sono meno raccomandati di quanto si pensi. Per l’attore toscano se un artista riceve una spintarella poi si deve comunque confrontare con il pubblico, che è spesso inclemente contro chi non è di suo gradimento. In ogni caso per Ruffini i raccomandati nel mondo dello spettacolo possono fare sicuramente meno danni rispetto a quelli appartenenti ad altre classi, come la politica o quella medica, da cui si dipende in maniera assoluta (mentre uno spettatore può semplicemente… cambiare canale!).

Vorrei far luce su due particolari pregi della pellicola.

Il primo riguarda la grande attenzione riservata ai personaggi minori. Un così completo grado di sviluppo per così tanti personaggi è frutto di un buon lavoro di scrittura e vi sono davvero pochi buchi nel film, e ciò permette di dare grande risonanza al tema di fondo della pellicola e la aiuta a mantenere la sua coerenza narrativa fino alla fine.

Il secondo riguardo l’uso di un espediente narrativo che Alfred Hitchcock ha reso famoso con Delitto per Delitto. In quel caso due uomini si scambiano i rispettivi obiettivi omicidi in modo che non si possa risalire ai colpevoli reali a causa dell’assenza del movente, mentre in C’è Chi dice No gli scherzi (a volte pesanti e ai limiti della legalità) per far crollare i raccomandati di turno sono distribuiti tra i 3 protagonisti. L’applicare quel convalidato modello può sembrare essere stato un vantaggio per Avellino, ma i rischi erano decisamente elevati: il regista invece è riuscito ad evitarli egregiamente, evitando di ripetere scene che  nella realtà sarebbe anche plausibili, ma che su pellicola avrebbero finito inevitabilmente per annoiare lo spettatore.

Notevoli le interpretazioni dei 3 attori principali, che riescono a passare tranquillamente per fiorentini doc: infatti Paola Cortellesi è romana, Luca Argentero è di Torino mentre Ruffini sarà anche toscano, ma è di Livorno è ha dovuto lavorare non poco sul suo accento per essere credibile.

A C’è chi dice No noi diciamo Sì, ed insieme a Nessuno Mi Può Giudicare è sicuramente uno dei migliori prodotti italiani di questa prima metà del 2011.

Il film è uscito oggi in oltre 300 sale italiane e per tutte le informazioni, foto e video vi rimando alla nostra scheda sul database.

Fonte: screenweek


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