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Tra Alieni e Cowboy: Il mondo dei Robot

Di Filippo Magnifico

Nell’attesa che Cowboys & Aliens, la pellicola western/sci-fi diretta da Jon Favreau e ispirata all’omonima serie di fumetti creata da Scott Mitchell Rosenberg, faccia il suo ingresso nelle sale italiane, la redazione di ScreenWEEK.it ha deciso di condurvi lungo un viaggio alla scoperta delle due dimensioni che conpongono questo titolo, che sono appunto quella fantascientifica e quella western. Ogni settimana parleremo di un lungometraggio fondamentale che compone il vastissimo panorama di quella cinematografia cosiddetta di genere. La giusta occasione per ricordare alcune pellicole che troppo spesso finiscono dimenticate e, perchè no, arrivare adeguatamente preparati al 9 settembre 2011, giorno in cui Cowboys & Aliens arriverà nelle nostre sale. Dopo avervi presentato La Guerra dei Mondi, Il Mucchio Selvaggio, Ultimatum alla Terra, I magnifici sette, La Cosa e Un dollaro d’onore, è il turno di un vero e proprio cult movie, in grado di fondere western e sci-fi: Il mondo dei Robot.

Westworld Poster USA 01Michael Crichton è uno di quegli autori che rimpiangiamo parecchio. La sua recente scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile all’interno di tutta quella sfera che ruota attorno alle produzioni di genere, che l’hanno visto più volte coinvolto nella veste di scrittore, sceneggiatore e anche regista. Fortunatamente è rimasta la sua opera a testimoniarne il genio, come ad esempio il suo primo lungometraggio, Il mondo dei Robot, un’opera in anticipo sui tempi, che ha saputo aprire la strada ad una serie di lungometraggi diventati dei veri e propri punti di riferimento nella scena cyberpunk, come ad esempio Terminator.

Girato nel 1973, questo film parla di un futuro non meno specificato, all’interno del quale l’attrazione del momento è Delos, un parco di divertimenti diviso per zone a tema (vecchio west, antica Roma e medio evo), in grado di regalare ai suoi ospiti un vero e proprio viaggio nel tempo. Ad offrire un’ulteriore fonte di svago ci pensano gli androidi che popolano il parco, del tutto simili agli esseri umani e pronti a fornire ad ogni cliente quello che cerca, che si tratti di duelli all’ultimo sangue o semplice compagnia. Qualcosa però va storto e da un momento all’altro le macchine cominciano a ribellarsi all’uomo, trasformando quello nato come un parco giochi in un vero e proprio tunnel dell’orrore.

Come avrete capito dalla trama, ci troviamo di fronte ad un’opera che, riprendendo gli insegnamenti di Isaac Asimov, affronta la delicata questione riguardante il rapporto uomo/macchina e che, nonostante alcuni problemi di produzione (la MGM non è mai stata soddisfatta del film, nonostante si sia rivelato un discreto successo) è riuscita a reggere molto bene la prova del tempo. Il merito è anche – o forse soprattutto – di un attore del calibro di Yul Brynner, che in questa storia interpreta il ruolo di un robot dal grilletto facile, molto simile nell’aspetto al personaggio da lui interpretato ne I Magnifici Sette (film di cui abbiamo parlato qui).

Lento, inesorabile e pronto a “terminare” gli sfortunati ospiti della futuristica Delos, possiamo benissimo considerarlo padre putativo di ogni Arnold Schwarzenegger (o chi per lui) comparso sul grande schermo da lì in poi.

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