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Nessuno mi può giudicare, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Nessuno mi può giudicare Poster ItaliaRegia: Massimiliano Bruno
Cast: Raoul Bova, Anna Foglietta, Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Hassani Shapi, Valerio Aprea, Pasquale Petrolo (Lillo), Lucia Ocone, Caterina Guzzanti, Massimiliano Bruno, Dario Cassini, Awa Ly, Giovanni Bruno, Pietro De Silva, Massimiliano Delgado, Maurizio Lops
Durata: 95 minuti
Anno: 2011

Esiste già un Nessuno mi può giudicare, è del 1966 ed ha come protagonista Caterina Caselli divisa tra due spasimanti.
Al terzo esempio di titolazione canora (dopo Notte prima degli esami e Questa notte è ancora nostra) la banda Brizzi azzecca in pieno il colpo. E finalmente! Stavolta non solo la sceneggiatura è all’altezza del soggetto ma tutto il film sembra girare per il verso giusto. Ritmi serrati, attori in parte, basse pretese, alti risultati. Che sia la presenza di Bruno non solo alla sceneggiatura ma anche alla regia?

Non è la prima volta che Paola Cortellesi lavora al cinema eppure sembra così. Finalmente in linea con le proprie corde e a suo agio con un personaggio che sembra tagliato su di lei, quello che è uno dei maggiori talenti femminili in circolazione fa un lavoro completo e di fino. Battute fulminanti, piccole delicatezze comiche, volti, parole, intonazioni e cambi di registro. Un piacere. Intorno a lei comprimari e caratteristi perfetti (Papaleo, Ocone, Lillo e l’ormai onnipresente Hassani Shapi).
E come accade sempre quando tutto gira per il verso giusto, anche le componenti che potrebbero sembrare più deboli funzionano, dal ruolo simpatico degli extracomunitari alla presenza di un azzeccato (sic!) Raoul Bova.

Nessuno mi può giudicare è probabilmente il miglior prodotto medio che il nostro cinema sforna da anni. Basato su una storia che non presenta nessuna novità (donna ricca, viziata e frigida si trova povera e in dovere di lavorare, non sa fare nulla, finisce in borgata dove scopre i veri lavori e cerca di trasformarsi in una escort) ma scritto con un gusto raro per la battuta e con una scorrevolezza che si nutre del piacere della ripetizione di un canovaccio noto.
Evidenti i riferimenti all’attualità ma non si confonda critica con marketing. Il tema-escort è un’altra delle furbizie brizziane, un modo semplice e diretto per conquistare pagine dei giornali e interesse degli spettatori. Di critico o acutamente analitico non c’è niente, siamo nel politicamente corretto della scorretta politica.

Esperimento finalmente riuscito o ennesima commediola senza un perchè? Qui le altre critiche

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