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Il Rito, la recensione in anteprima

Il Rito, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Il rito Poster ItaliaRegia: Mikael Håfström
Cast: Anthony Hopkins, Alice Braga, Ciaràn Hinds, Toby Jones, Colin O’Donoghue, Rutger Hauer, Chris Marquette, Franco Nero, Torrey DeVitto, Maria Grazia Cucinotta
Durata: 112 minuti
Anno: 2011

Ci sarà un motivo se nella stragrande maggioranza dei casi la religione al cinema è quella cattolica. Nonostante i film che più mettono in scena preti o monaci siano quelli americani e nonostante gli americani siano più battisti, calvinisti e protestanti che cattolici, lo stesso è la Chiesa del Vaticano ad essere quella maggiormente rappresentata. La ragione probabilmente la si trova nel senso drammaturgico intrinseco alla sua natura, nella rigida struttura gerarchica, nelle radici antiche, nelle formule in latino (dalle proprietà magiche come quelle di Harry Potter), nelle regole tanto assurde quanto ferree (da cui la castità e la repressione sessuale) e nella centralizzazione del potere in un luogo misterico come il Vaticano.

Il Rito, come molti altri film a sfondo cattolico prima di lui tratta di esorcismi, ovvero è un film horror dotato di una forte spiritualità presa in prestito. Presa in prestito perchè è quella di una religione realmente esistente che il film manipola, ingrandisce e romanza. Preti potentissimi, saloni magnifici, misteri, occultismo e un’abitudine al paranormale anche da parte delle persone normali che ha dell’assurdo. Ma tant’è, sono le regole del film d’esorcismo in grande stile.
In un certo senso si rimpiangono opere come L’ultimo esorcismo che, se non altro, mostravano la pratica come un’eccezione, un caso raro di cui tutti si stupiscono. Qui invece sono abbastanza all’ordine del giorno.

Girato in larga parte in Italia da Mikael Halfstrom, un abbonato a horror paranormali, Il Rito cerca una sua originalità senza trovarla, non fa molta paura e in un ultima analisi lascia ben poco, come molto cinema esorcistico degli ultimi anni (in questo senso non mancano i cartelli che pretendono che i fatti siano realmente accaduti).
Il punto di forza di tutto dovrebbe essere Anthony Hopkins, ennesima reincarnazione del male, che invece è l’ennesima reincarnazione di un serial killer. Più cattivo che malvagio, più sadico che maligno il suo prete posseduto è pieno di ritocchi digitali, impreca come si faceva in esorcismi ben più noti e si distingue dalla massa solo quando parla in un italiano stentato.

Orrore italiano, orrore americano, orrore cattolico? Il latino pronunciato all’americana fa ancora paura? Qui le altre critiche

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