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Il buongiorno del mattino, la recensione

Di Gabriele Niola

Il Buongiorno del Mattino Poster ItaliaRegia: Roger Michell
Cast: Harrison Ford, Rachel McAdams, Jeff Goldblum, Patrick Wilson, Diane Keaton, Noah Bean, Vanessa Aspillaga
Durata: 107 minuti
Anno: 2010

Strano film questo. Davvero. Unisce alcuni acuti da cinema degno di miglior causa ad altri momenti terribili, prestazioni eccellenti e un’idea di fondo quantomeno questionabile.
Roger Michell è stato già regista di Notting Hill, film discutibile (anche discutibilissimo) ma di certo dall’abile fattura, e sceneggiatore di Il Diavolo Veste Prada e così anche Il buongiorno del mattino comincia sotto i migliori auspici.
La giornalista priva di credenziali e titoli di studio che da un piccola tv passa ad un network di medio livello, produttrice esecutiva (dunque responsabile) di una trasmissione del mattino di quelle tutte ricette e talk con animaletti carini, parte benissimo. E ancora meglio si mettono le cose quando entra in scena Harrison Ford.

Ford appartiene a quella categoria di attori hollywoodiani che sono stati grandi ma che da almeno un decennio hanno deposto le armi. Attori che fanno molti, anche moltissimi film, senza però impegnarsi, che non scelgono più (o non sono scelti per) ruoli audaci, che non cesellano un carattere degno di nota da non si sa più quanto e rimangono legati ai loro personaggi più antichi.
Contrariamente a questa tendenza il reporter d’assalto, tutto d’un pezzo, arrogante e pieno di premi cui dà vita in Il buongiorno del mattino è un bel personaggio davvero. C’è un lavoro sulla voce, uno sul corpo, sulla postura, sul trucco, i capelli e la parlata che è una meraviglia e che dà i suoi frutti. Il grande conduttore e giornalista che per un cavillo del suo contratto è costretto a dedicarsi alla trasmissione del mattino ha un’aura fantastica. Perfetto.

Poi però accade l’irreparabile, il film svacca. Muore ogni impulso, ogni idea e ogni velleità a favore di una storia d’amore ai minimi storici e una chiusa dalla morale stranissima che potrebbe spiegare come mai il film avrà una distribuzione “minimo indispensabile” nel nostro paese.
L’idea di fondo è che il grande giornalismo (il personaggio di Harrison Ford) e l’intrattenimento per tutti (le esigenze del programma del mattino) possono coincidere. Ma la forma in cui alla fine coincidono, quella che il film approva e promuove, è la più becera spettacolarizzazione del giornalismo. Reporter torturati e ridicolizzati per alzare l’audience, conduttori travestiti o ai fornelli e servizi ridicoli. tutto ciò che qui da noi si condanna e che in America, apparentemente, è esempio di buona televisione.
Mistero.

Commedia dalla doppia faccia? Esperimento audace finito male? O copione anticonvenzionale e antimoralista? Qui le altre critiche

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