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Gnomeo e Giulietta, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Gnomeo e Giulietta Poster ItaliaRegia: Kelly Asbury
Cast: James McAvoy, Emily Blunt, Michael Caine, Maggie Smith, Stephen Merchant, Ozzy Osbourne, Jason Statham, Matt Lucas, Patrick Stewart, Julie Walters, Jim Cummings, Ashley Jensen, Hulk Hogan, Dolly Parton, Richard Wilson, Kelly Asbury, Stefano Brusa, Chiara Gioncardi, Elio Zamuto, Luigi Morville, Francesco Pannofino, Lorenza Biella, Pasquale Anselmo, Christian Iansante, Fabrizio Vidale, Paila Pavese, Alessandro Rossi, Claudia Balboni, Goffredo Matassi, Paola Fulciniti, Luca De Dominicis
Durata: 84 minuti
Anno: 2011

Un po’ di Romeo + Juliet, un po’ di Toy Story e molto Elton John (che è anche produttore esecutivo). Gnomeo e Giulietta è un cartone molto semplice, molto alla moda e molto esile, dal target unicamente infantile e che sembra più carino sulla carta (i nani di due giardini adiacenti che sono rivali e vivono il dramma shakespeariano) che nella realizzazione.
Opera carina, vivace e spensierata che solo 15/20 anni fa sarebbe stato un cartone di assoluto livello medio ma oggi, vista l’evoluzione del genere, sembra fuori dal tempo.

E dire che lo stile c’è. L’opera kitsch, con musiche kitsch (i classici di Elton John coreografate con lustrini e paillette), centrata su personaggi kitsch (i nani da giardino), tutto coerente. Tuttavia Gnomeo e Giulietta non riesce mai a regalare una sorpresa o un’idea originale.
La storia di Shakespeare in musica e modernizzata con balletti è di Baz Luhrmann ma qui manca il lavoro sulla parola originale e il testo di partenza che era invece il cuore di quell’operazione, mentre l’idea del mondo dei pupazzi/giocattoli che si animano quando gli uomini non ci sono è di Toy Story ma manca quel senso di coesione sentimentale e anche di spietata cattiveria nei confronti dei personaggi positivi che hanno i tre film Pixar.

Inevitabile l’acquietamento del tragico finale a cui si sostituisce solo la rappresentazione di una tragedia che poi si rivela fasulla e spiana la strada al lieto fine che si conviene. In questa necessità ineludibile (il film come si è detto ha un target unicamente infantile) però c’è l’unica idea originale.
Per giustificare la concessione rispetto ad una delle caratteristiche principali del testo originale, il film fa dialogare il nano da giardino Gnomeo con una statua di Shakespeare stesso. Il primo racconta le sue avventure al secondo che ne riscontra le somiglianze con il suo testo e lo avverte del finale tragico, quando però al posto di questo si presenterà il lieto fine gli gnomi avranno modo di affermare ironicamente: “Non è meglio così??”.
No.

C’è spazio per un ritorno alle origini del cartone? Per un’opera unicamente pensata per un target infantile? Qui le altre recensioni


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