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Easy Girl, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Easy Girl Poster ItaliaRegia: Will Gluck
Cast: Emma Stone, Stanley Tucci, Cam Joslin Gigandet, Amanda Laura Bynes, Penn Badgley, Malcolm John McDowell, Lisa Kudrow, Patricia Clarkson, Dan Byrd, Thomas Haden Church, Alyson Renae Michalka, Juliette Goglia
Durata: 90 minuti
Anno: 2010

C’è un breve e (per fortuna) limitato momento di metacinema nostalgico in Easy Girl: la protagonista, in una video confessione con webcam, si lamenta di quanto la sua vita non aderisca al cinema per ragazzi degli anni ’80, quello con cui si è formata sentimentalmente e che rimane il suo ideale di vita, si vedono scene dai suddetti film e alla fine sentenzia: “Evidentemente la mia vita non è diretta da John Hughes“.
Una volta tanto però il riferimento non è campato in aria, Will Gluck alla regia e Bert V. Royal alla sceneggiatura, confezionano infatti un film moderno nelle idee e nel porsi nei confronti dello spettatore ma anche totalmente in linea con il miglior cinema per ragazzi degli anni ’80 negli intenti.

Blandamente quanto esplicitamente ricalcato su La lettera scarlatta, Easy Girl sostituisce all’infamia per adulterio, l’infamia autoinflitta per perdita della verginità. Ma è tutta una montatura nata da una bugia apparentemente piccola che si ingigantisce con il passaparola. La protagonista non fa sesso ma dice di averlo fatto, in alcuni casi lo dice anche per soldi, e questo basta a fare di lei una poco di buono agli occhi della scuola.
Là dove la mancanza di pregnanza (ovvero il farlo!) potrebbe sembrare un espediente acquietante e puritano (“alla fine è una brava ragazza”), è però evidente come il sesso anche in età minorile non sia mai condannato, anzi. Quel che è rivendicata è la libertà a praticarlo prima come dopo.

Gluck si diverte molto con una messa in scena roboante che non leva e non mette molto, il cuore è altrove e lui poco ci può fare. Con un umorismo più raffinato della media, una celebrazione non eccessiva della diversità della protagonista e una visione manichea quanto basta delle effettivamente manichee differenze che si creano nel microcosmo scolastico, Easy Girl è decisamente più un film di scrittura che di regia.
Apprezzabile infine come “i giovani” siano ritratti con quanti meno stereotipi generazionali è possibile, con quanta meno nostalgia sia immaginabile e con un certo cinismo che è la prova della mancanza di quella “volontà acquietante” di cui si è letto in giro. Peccato solo per la poca credibilità di Emma Stone nei panni di una ragazza di cui nessuno si accorge.
Assieme a Mean Girls e Adventureland uno dei migliori film del suo genere prodotti negli ultimi anni.

Cinema per ragazzi o per adulti che vogliono ricordare con indulgenza l’adolescenza? Qui le altre critiche

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