Amici Miei…Come Tutto Ebbe Inizio, la recensione in anteprima

Amici Miei…Come Tutto Ebbe Inizio, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Amici miei...come tutto ebbe inizio Poster ItaliaRegia: Neri Parenti
Cast: Christian De Sica, Michele Placido, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Massimo Ghini, Massimo Ceccherini, Alessandro Benvenuti, Barbara Enrichi, Chiara Francini
Durata: 108 minuti
Anno: 2011

Di tante operazioni audaci questa pare la più audace e la più rischiosa di tutte.
Di remake all’italiana se ne sono visti e sebbene abbiano avuto scarsi risultati (di botteghino e di gradimento) alla fine sono stati solamente esperimenti un po’ tristi. La Mandrakata, Il Monnezza, Eccezzziunale veramente 2 e via dicendo erano scialbe attualizzazioni, più che altro firmate Vanzina, di miti rivalutati.
Ora questo prequel di Amici Miei suona come un passo in più nel mondo dell’arroganza produttiva. Non si tratta di rifare qualcosa, di ritornare su certi passi ad anni di distanza ma di andare a rivedere pretestuosamente le basi di un racconto che più seriamente di altri è entrato nell’immaginario. Come se non si sapesse che Amici Miei non è Febbre da cavallo.

Quello che Neri Parenti ha diretto non è un episodio in più nella filmografia di un personaggio o di alcuni personaggi diventati nel tempo (e con la nostalgia) oggetti di culto, quanto la riproposizione in forma bassa di qualcosa che era alto. Non siamo più nella serie B rivalutata ma nella piena autorialità che diventa cinepanettonismo.
Amici Miei, Come Tutto Ebbe Inizio è esattamente quel che ci si aspetta, un cinepanettone mascherato da commedia in costume nel quale non si ride quasi mai e che ricalca film, situazioni e personaggi di Germi/Monicelli. C’è anche la tendenza ad una certa cattiveria e malvagità di fondo, un umorismo alle volte più nero della media che dovrebbe essere il segno che unisce questo film agli altri della saga. Ma questa cattiveria non diventa mai umanità, la spietatezza non è mai debole piccolezza o disperata tristezza.

Le macchiette di Neri Parenti sono sagome che interpretano gag (per lo più già viste in altri film in costume o in altre barzellette popolari), la cosa di suo già è fastidiosa. Ma il fastidio tocca le sue vette più alte quando in queste gag entrano personaggi storici noti (Leonardo Da Vinci, Lorenzo de’ Medici, Savonarola) senza nessun criterio.
Come al solito non è tanto il fatto che non si rida (sono sicuro che qualcuno riderà), quanto il fatto che non si faccia del cinema ma si espongano delle gag inquadrando chi parla. Tutto il succo della mancanza di idee sta nell’ultima sequenza in cui in maniera posticcia viene inserita la supercazzola. Una cosa fatta tanto per farla.
Unica nota positiva è la scenografia e i costumi, decisamente migliori della media italiana. Una Firenze ricostruita a Cinecittà veramente credibile, oggettistica e abbigliamento che non sembrano costumi di carnevale e un’illuminazione doviziosa. Alcuni frame sembrano presi da un film vero.

Stavolta è troppo? Come la prenderà il pubblico? C’è spazio per il cinema da cinepanettone anche fuori dal Natale? Qui le altre critiche

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