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Il biglietto del cinema costerà 1 euro in più?

Di Leotruman

Nel prima bozza del decreto milleproroghe del Governo era già comparsa, ma ora la cosa si fa seria visto che è stato proposto un emendamento in Senato che propone una tassa di 1 euro su ogni biglietto cinematografico.

La tassa sarebbe applicata dal 1 luglio 2011 (giusto in tempo per Harry Potter 8) al 31 dicembre 2013 e servirebbe per coprire le agevolazioni fiscali alla produzione cinematografica. Secondo le stime dovrebbe fruttare 45 milioni di euro nel 2011 e 90 milioni nel 2012 e nel 2013. Un maggiore gettito verrebbe invece  riassegnato al “Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche” che è stato istituito nel 2004.

Contrario alla tassa tutto il mondo dello spettacolo ed ecco alcune reazioni accese alla proposta.

Maurizio Roi, vicepresidente dell’Agis, sottolinea:

“E’ evidente che l’unico risultato certo sarebbe la crisi definitiva di moltissime sale e soprattutto di quelle più impegnate a programmare cinema italiano e di qualità. Il prelievo, infatti, costringerebbe a insostenibili economie aziendali o a un aumento del prezzo dei biglietti che inciderebbe negativamente sulle frequenze nelle sale.

Ma ciò che più si contesta è l’idea che tale prelievo libererebbe risorse per il resto dello spettacolo, come sostenuto dal ministro Bondi. E’ vero invece che si cerca di innescare una guerra tra poveri per mascherare una scelta del governo che testimonia il costante e crescente disimpegno nei confronti di tutte le attività dello spettacolo e della cultura. Ora siamo arrivati all’autofinanziamento forzoso. Appare evidente che l’idea stessa di investimento pubblico e di politica culturale dello Stato ha perso ulteriormente peso. Non possiamo accettare questa logica alla quale continueremo ad opporci uniti con tutte le nostre forze, ricordando al ministro Bondi, al sottosegretario Letta e al governo nel suo complesso gli impegni pubblicamente presi e fin qui non mantenuti per un adeguato e urgente intervento economico enormativo sullo spettacolo”.

Ben più duro il commento di Giuseppe Corrado, amministratore delegato del circuito The Space, che dichiara:

” La possibilità che The Space e Uci non programmino più film italiani se passerà l’ipotesi del prelievo sul biglietto, è la modalità che abbiamo scelto per accentuare la protesta e mostrare ai produttori italiani – che hanno proposto l’idea di questa tassa – che la loro posizione è miope e che non capiscono che non porta aiuto al cinema italiano.

Questo provvedimento è miope perché se la sala non funziona, i produttori alla fine non riusciranno ad avere quei finanziamenti che si aspettano. Il problema, comunque, non sarà di The Space o Uci ma di quei cinema che economicamente stentano. Il 70% dei film italiani, infatti, sono programmati in quei locali di città che hanno un prezzo medio di 5 euro; pensare a un prelievo di un euro su 5 è veramente molto penalizzante per il bilancio economico di questi cinema.”

Conclude Corrado: «Se la questione è quella di recuperare un euro a spettatore, perché questo euro
non viene suddiviso in quote da 20 centesimi tra esercizio, tv, pay per view, web e home video?»

Ecco anche la posizione di Andrea Stratta, amministratore delegato di Uci:

“E’ evidente che non siamo d’accordo. Credo che il prelievo sarà inserito in modo carbonaro nel maxiemendamento; siamo assolutamente contrari ad un prelievo forzoso perché un provvedimento di questo tipo ha la parvenza di una tassa patrimoniale sul cinema che non serve a finanziare nuove iniziative ma a pagare il debito che lo Stato ha nei confronti del settore. Come gruppo siamo pronti a sederci attorno a un tavolo con tutti per vedere cosa si può fare per trovare i finanziamenti necessari. Certo, se ci sarà imposto questo prelievo, avviseremo gli spettatorichiamandolo “tassa Berlusconi sul cinema”.

Il problema è che il Governo non ha voluto un confronto con tutte le parti. Occorre, invece, un accordo ampio; non può essere solo l’esercizio a pagare per tutti; se tassa dev’essere, che riguardi almeno tutti i soggetti che sfruttano il cinema.”

Concludiamo con la posizione dell’Anica, l’associazione che rappresenta l’industria di produzione e distribuzione cinematografica italiana, che ne condivide le finalità ma auspica, tuttavia, che il meccanismo di prelievo sia riarticolato, rivolgendosi ad un più ampio fronte di soggetti utilizzatori del prodotto filmico. Chiede quindi al Governo che, contestualmente all’approvazione del provvedimento, sia adottato un ordine del giorno che impegni il Governo stesso a trovare entro la data del 30 giugno prossimo una soluzione concordata con le parti interessate.

Che dire, nonostante non sia una totale sorpresa, si tratta di una doccia gelata per gli spettatori ed esercenti. Il rischio è proprio la diminuzione del numero biglietti venduti, con ricaduta negativa sugli esercizi in particolar modo quelli più piccoli (ma non sulla sale parrocchiali, misteriosamente escluse dall’emendamento).

Ci si è lamentati ad esempio in questi mesi dei prezzi elevati dei biglietti 3D (arrivano fino a 11.50 euro con le prevendite) anche se giustificati dalle costose attrezzature per fornire una sala della visione stereoscopica (fino a 100mila euro). Il rischio è che anche “solo” 1 euro in più faccia scappare gli spettatori verso sale più economiche o li faccia optare per altri mezzi di visione. Come ne risentirà il cinema italiano, che sembrava essersi così ben ripreso in questa prima parte del 2011?

Voi che pensate di questa proposta? Su Facebook ovviamente sono nate delle iniziative contro questa inutile tassa come esempio No all’euro in più al cinema. Diteci la vostra nei commenti.

Fonti: corriere.it, eduesse, cinenotes

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