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01 febbraio 2011 • 11:25 • Scritto da Gabriele Niola

Femmine contro Maschi, la recensione in anteprima

Arriva il secondo capitolo del dittico di Brizzi & company, cambiano i protagonisti ma non lo spirito
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Femmine Contro Maschi PosterRegia: Fausto Brizzi
Cast: Nicolas Vaporidis, Fabio De Luigi, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Francesca Inaudi, Serena Autieri, Giorgia Würth, Carla Signoris, Paola Cortellesi, Alessandro Preziosi, Paolo Stefano Ruffini, Lucia Ocone, Chiara Francini, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio, Nancy Brilli, Luciana Littizzetto, Emilio Solfrizzi
Durata: 96 minuti
Anno: 2011

Così doveva essere e così è stato. Con l’incedere di S. Valentino arriva nei cinema Femmine contro Maschi, il proseguio gemellare di Maschi contro Femmine, o meglio lo spin-off di alcuni suoi personaggi minori (e qui diventano minori quelli che là erano maggiori). A cambiare chiaramente è solo il punto di vista, se prima il film era centrato sulle donne, i loro problemi e le loro assurdità, ora il film prende più in giro gli uomini. E dal cambio sembra giovare un po’ tutto l’impianto che centrato sugli uomini funziona di più.

Non cambia nulla dello stile e non cambia nemmeno lo sguardo di Brizzi, che assieme a Massimiliano Bruno e Pulsatilla sono ottimi soggettisti ma non altrettanto bravi sceneggiatori. Le diverse storie di cui si compone il film hanno infatti quasi tutte ottimi spunti (in una coppia lui perde la memoria e lei lo può resettare come più le piace, un’altra deve fingere di non essere separata da anni per compiacere una nonna debole di cuore, un’altra è formata da due beatlemaniaci che non vogliono rinunciare alle proprie passioni per le responsabilità), questi spunti sono però sia delizia che croce del film. Oltre essi infatti non c’è nulla. Ne è esempio perfetto la scena dei finti filmini delle vacanze della famiglia Bisio, un’idea vicina a quella di Be Kind Rewind che poteva offrire molti più spunti di quanti in realtà non metta in scena.

Sebbene l’apporto di un cast comico più forte del precedente (Bisio, Solfrizzi, Ficarra e Picone) renda il film effettivamente più godibile, lo stesso non si può dire dell’idea generale del film. Si ritrova un’altra volta la propaganda dello stereotipo, la soluzione più facile per la descrizione degli esseri umani. I maschi e le femmine di Brizzi e del suo team sono felici di aderire a quel che ci si aspetta da loro, sia nel positivo che nel negativo, sono felici di non regalare sorprese. Non c’è mai complessità in queste storie nè ci sono idee che non stiano nei soggetti. Essere semplici non vuol dire essere semplicistici.
Basta vedere come sono trattati i bambini, si parte da un’ideale pubblicitario e si finisce sempre lì. Vendita di sicurezza, il mondo è sempre quello che ti piace immaginare sia. E’ un’idea di infanzia a cui ci piace fare riferimento ma che non esiste e che nessuno ha vissuto, perchè le cose sono più complesse.

Qual è il posto di Brizzi tra i baroni della commedia italiana? Vicino ai campioni di incassi e di disprezzo o vicino agli emergenti più stimati? Qui le altre critiche

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