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Amore e altri rimedi, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Amore e altri rimedi Poster ItaliaRegia: Edward Zwick
Cast: Anne Hathaway, Jake Gyllenhaal, Judy Greer, Jaimie Alexander, Hank Albert Azaria, Oliver Platt, Gabriel Macht, George Segal, Katheryn Winnick
Durata: 112 minuti
Anno: 2011

Non si può parlare di Amore e altri rimedi se non partendo da Marshall Herskovitz e Edward Zwick, un duo di produttori/scrittori/registi (qui il secondo scrive e dirige mentre il primo scrive e basta), che ha basato quasi tutta la carriera (L’ultimo samurai a parte) sui racconti di trentenni realizzati per la televisione (fece il botto con due serie: Thirtysomething e My So Called Life, oltre ad essere tra i primi a sbarcare in rete con Quarterlife). In questo dettaglio sta molto del motivo per il quale Amore e altri rimedi non è esattamente come tutte le altre commedie romantiche con le quali condivide tipologia di titolo e locandina.

Occorrerebbe anche dire del titolo originale “amore e altri medicinali/droghe”, che spiega molto del secondo livello di lettura di un film che a fronte di uno svolgimento canonico da commedia sentimentale (incontro, innamoramento, rottura, ritorno), cerca di dipingere un paesaggio dietro i personaggi, che sia autonomo da essi e possa incastrare la vicenda in un periodo ben determinato.
Siamo nel 1997, l’industria farmaceutica è in ascesa e i medicinali vengono spacciati ai dottori come merendine, ma sta per arrivare il più clamoroso di tutti: il viagra. Il protagonista è un donnaiolo impenitente refrattario all’amore, rappresentante di una grossa casa farmaceutica e si innamora di una malata di parkinson al primo stadio (ma che, si sa, non potrà che degenerare tutta la vita), anch’essa restia ad innamorarsi (ma pronta e vogliosa di sesso) per non essere mollata al momento della degenerazione.

La forza del film è che il mondo della farmaceutica non è mai condannato apertamente, non ci sono tirate moralistiche, non ci sono clamorosi effetti collaterali o evidenti danni dell’industria. In questo senso sembra di essere di fronte ad un film di Jason Reitman, il contesto influisce molto nella storia ma non è mai sottoposto ad un giudizio esplicito. Il film sembra non prendere posizione anche se, chiaramente, la prende.
Così a fronte di alcuni momenti tirati per i capelli e alcune banalità, Amore e altri difetti ha l’indubbio pregio di prendersi sul serio (pur essendo una commedia) e di andare a fondo nell’intento di essere un film romantico (cerca la lacrima unendo tragedia a commedia dei buoni sentimenti). Senza tentennamenti o ironie di sorta Herskovitz e Zwick vanno fino in fondo e realizzano uno dei film più intimamente e profondamente romantici degli ultimi anni.

Siamo di fronte alla commedia più romantica degli ultimi anni o è solo un’altra stupida commedia americana? Qui le altre critiche

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