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127 Ore, la recensione in anteprima

127 Ore, la recensione in anteprima

Di Filippo Magnifico

127 Ore Poster Italia 01Regia: Danny Boyle
Cast: James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Treat Williams, John Lawrence, Kate Burton, Clémence Poésy, Lizzy Caplan
Durata: 1h 34m
Anno: 2010

Risulta molto difficile pensare ad eventuali spoiler riferendosi all’ultima fatica di Danny Boyle. Quella di Aron Ralston è infatti una storia che tutti – o perlomeno così si presume – conoscono, visto anche il riscontro mediatico che questa vicenda ha avuto nel 2003. In ogni caso, giusto per evitare rischi di qualsiasi tipo, sappiate solo che questo film racconta l’avventura di un giovane ragazzo (James Franco) appassionato di sport, che durante un trekking solitario nel suggestivo Blue John Canyon dello Utah decide di addentrarsi negli stretti spazi di un crepaccio. Un piede poggiato nel punto sbagliato ed ecco che il poverino si ritrova con un braccio bloccato da un masso posatosi su quelle terre chissà quanti anni prima. Solo nel bel mezzo del nulla, con pochissima acqua e pochissimo cibo, il ragazzo riesce a sopravvivere ben cinque giorni (127 ore appunto), fino ad arrivare ad una tragica decisione.

A differenza di quello che ci si potrebbe aspettare conoscendo o semplicemente leggendo la storia cui questo titolo si ispira, 127 Ore non si risolve in un semplice “one man show”, quantomeno non allo stesso modo di altri titoli simili come il recente Buried, con cui il paragone sembra d’obbligo. Al centro della vicenda c’è ovviamente James Franco e non potrebbe essere altrimenti, ma il suo dramma solitario è messo in scena da Danny Boyle attraverso una serie di trovate – sia a livello registico che di sceneggiatura – che donano a questa pellicola una forte carica dinamica. Non si tratta di un film girato solo ed esclusivamente all’interno di uno spazio delimitato, dunque, questo perché ogni espediente narrativo, che si parli di sogni, semplici pensieri o deliri, viene utilizzato per oltrepassare quegli stretti confini attraverso l’uso di accelerazioni, rallenti, split screen e molto altro ancora, in un alternarsi di toni che passano dal drammatico, al tragico, al grottesco, risultando di volta in volta ugualmente efficaci.

A tutto questo ovviamente bisogna aggiungere l’interpretazione di James Franco, sulle cui spalle grava ovviamente l’intero peso del film. Una prova superata a pieni voti e sottolineata da una recente candidatura all’Oscar. Poco importa se vincerà o meno, resta il fatto che ci troviamo di fronte ad una delle sue migliori interpretazioni.

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