Condividi su

19 gennaio 2011 • 06:00 • Scritto da

Un tuffo nel passato: Capitan America (1990)

Come già testimoniato dalla video-recensione di Captain America 1979, la Marvel tentò per diversi anni e con tutti i mezzi (beh, più o meno) di trasportare i propri eroi su pellicola, solo per incontrare una serie infinita di fallimenti. Dalla volta delle ciofeche Marvel possiamo ricordare un film TV del Dottor Strange, il mai distribuito […]
Post Image
0

Come già testimoniato dalla video-recensione di Captain America 1979, la Marvel tentò per diversi anni e con tutti i mezzi (beh, più o meno) di trasportare i propri eroi su pellicola, solo per incontrare una serie infinita di fallimenti. Dalla volta delle ciofeche Marvel possiamo ricordare un film TV del Dottor Strange, il mai distribuito (ma facile da trovare su internet) film dei Fantastici Quattro prodotto da Roger Corman, e anche il “capolavoro” di cui parleremo qui.

Capitan America 03Co-prodotto tra USA e Yugoslavia, e diretto da Albert Pyun (lo stesso genio che ci ha regalato titoli indimenticabili come Cyborg, Cyborg Terminator 2 e Kickboxer 2), Capitan America è un prodotto di stampo televisivo girato in un claustrofobico 4:3. E visto così rasenta anche la dignità in certi punti. Il problema sorge quando si scopre che in realtà la 21st Century Film Corporation aveva tentato di produrlo per il cinema, arrivando a presentare dei teaser trailer davanti al Batman di Tim Burton nel 1989. No, davvero una bella idea ragazzi, complimenti.

Dopo ritardi su ritardi, e l’aggiunta di alcune sequenze stunt per rimpolpare un po’ l’azione (e chiunque abbia visto il film sarà portato a chiedersi “chissà come sarà stato prima?!”), infine il film uscì direttamente in VHS. Capitan America non è il più brutto film mai prodotto, c’è ben di peggio in giro. Però è semplicemente… moscio.

Insomma, stiamo parlando di Capitan America, dannazione! Il supersoldato, l’essere umano perfetto, il campione della libertà! Un eroe in grado di spazzare via interi eserciti da solo. Qui invece: sbaglia spesso mira con lo scudo, salvo diventare infallibile alla fine; tende molto spesso a scappare quando gli sparano addosso, salvo rendersi conto a metà film che il suo scudo di Vibranio può parare anche le mitragliatrici; si sposta nel Bel Paese a bordo di una Cinquecento.

Esatto. Se siete ancora qui, possiamo proseguire. Insomma, com’è come non è, il film inizia mantenendosi abbastanza fedele al fumetto: c’è il Progetto Rinascita bla bla Steve Rogers bla bla il siero bla e ancora bla la dottoressa Vaselli. Un momento! Dottoressa Vaselli? E il dottor Erskine (alias Reinstein) dove diavolo è, direte voi? Eh, ma vedete, qui sta il punto: siccome gran parte del film è stato girato in Croazia e Slovenia, più che attori americani ci sono comparse italiane e, appunto, dalla Ex-Jugoslavia. Così, molti personaggi sono stati italianizzati, e invece dei Nazisti si è pensato di dare maggiore importanza ai Fascisti. Così anche il Teschio Rosso diventa italiano: nel film si scopre che è nato addirittura prima di Cap, da un esperimento mal concepito dalla stessa Vaselli, poi fuggita per passare dalla parte degli Alleati. Dopo la trasformazione, Steve viene assegnato alla sua prima (e ultima missione): esatto, tutta la parte della Seconda Guerra Mondiale si riduce a una sola missione. E quale missione volete che sia? Quella in cui Steve deve fermare il razzo che lo seppellirà, come da copione, al Polo Nord.

Steve arriva alla base fascista appena in tempo per un breve duello col Teschio, che vediamo qui con il look classico. Tenetelo bene a mente, perché non lo vedrete più: accortisi che avevano finito i soldi del make-up, gli autori si sono inventati che il Teschio, dopo la guerra, si è sottoposto a una serie di interventi di chirurgia plastica. Quando ricompare sembra più Berlusconi che un super-criminale, e ogni volta vi aspettereste che si strappasse via il “trucco” (tipo il Joker nel già citato Batman) per rivelare il suo vero aspetto. Ma, credetemi, non succede.

Quello che succede è invece una trama N-O-I-O-S-A in cui il Teschio e sua figlia (Francesca Neri, per Dio!) rapisce il presidente degli Stati Uniti (che da piccolo aveva fotografato Cap mentre, legato come un salame, deviava il razzo destinato alla Casa Bianca. Sì, lo so…) per impiantargli un aggeggio che ne controllerà la mente, trasformandolo in un docile schiavo del male. Il tutto per impedire che il presidente ratifichi un trattato internazionale contro il surriscaldamento del globo. Il mondo trema…

Capitan America 02Matt Salinger fa del suo meglio col poco che ha, nel ruolo di Cap. Il problema è che si ritrova un naso da pugile, che mal si sposa con la maschera e lo fa sembrare ridicolo. Se a questo aggiungiamo le orecchie finte che sbucano dalla maschera, il gioco è fatto. In più, colpa del copione, Steve passa quasi tutto il tempo in borghese, mentre segue per tutta Italia (in Cinquecento, dicevamo…) una pista inutile ed estenuante che lo porterà a scontrarsi col Teschio solo negli ultimi dieci minuti. Era meglio chiamare il film “Steve Rogers” a questo punto. A fare da spalla al Capitano, c’è Sharon Carter, che qui lascia il suo background S.H.I.E.L.D. per essere semplicemente la figlia dell’ex-fidanzata di Rogers ai tempi della guerra.

Da un lato si coglie un tentativo di umanizzare il personaggio, rendendolo a volte goffo in questo nuovo mondo, così diverso da quello che conosceva. Un vero pesce fuor d’acqua. Peccato che questo tolga tutta la possenza di Capitan America, che più spesso vediamo scappare e nascondersi, anziché attaccare, che è fin troppo vulnerabile ai colpi, e che, come detto, sbaglia persino mira con lo scudo.

Uniche note che potremmo definire positive: la sequenza del ritrovamento di Cap, che cita senza farne mistero La Cosa; e poi il fatto che, per una volta, gli italiani sono quasi sempre interpretati da veri italiani, e quando parlano si capisce cosa dicono. Infine, l’intenzione di mantenersi fedeli alla mitologia Marvel: il Teschio cambia nazionalità, certo, ma non le sue ragioni.

In conclusione: se volete farvi quattro risate, magari guardatelo insieme a un gruppo di amici nerd, con tanta tanta birra e una bella scorta di patatine e pop corn. Da soli non vale il tempo speso a “noleggiarlo”.

Il nuovo adattamento del personaggio Marvel, Captain America: The First Avenger, arriverà nelle nostre sale il 27 luglio 2011, cinque giorni dopo l’uscita americana. Per maggiori informazioni potete consultare le nostre News dal Blog. Vi ricordiamo inoltre che il film si trova anche su Facebook, con la pagina ufficiale italiana e quella americana. Qui invece trovate il sito ufficiale.

//

//

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *