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La Versione di Barney, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

La versione di Barbey Poster ITARegia: Richard J. Lewis
Cast: Dustin Hoffman, Paul Giamatti, Rosamund Pike, Rachelle Lefevre, Bruce Greenwood, Minnie Driver, Scott Speedman
Durata: 132 minuti
Anno: 2010

Prima mettiamoci daccordo su una cosa: quando un libro ha successo per forza se ne fa un film, perchè la curiosità di tutti quei lettori di rivivere la storia che hanno amato attraverso le immagini di altri e i volti di attori famosi si trasforma in un monte biglietti già comprati, a cui vanno sommati tutti quelli di chi non ha letto niente ma ne ha sentito parlare e vuole, in un paio d’ore, avere le basi per finalmente partecipare alle conversazioni sul tema.
Chiarito quindi come un film tratto da un libro di successo sia primariamente un’operazione economica già vinta in partenza che non necessita di grandi sforzi, si può parlare di La versione di Barney.

Non ho letto il romanzo ma è subito intuibile, come per molte riduzioni, che c’è molto di più di quel che si vede sullo schermo. Anche per Barney si ripete infatti il cliché dei libri al cinema, una trasposizione che vuole essere tutto e non è niente, che punta a trasporre l’intero libro senza fare quel lavoro di ingrandimento di soli alcune parti che è tipico del cinema. Il risultato è una trama narrata in fretta e senza enfasi, molte idee accennate e solo alcuni particolari davvero interessanti.

Richard J. Lewis tratta la storia come un biopic, in questo centrando l’elemento che sullo schermo funziona di più: Barney. E’ infatti il protagonista ad essere talmente complesso da ergersi sopra la medietà del resto. Sebbene non approfondito come meriterebbe, lo stesso l’impatto immediato di una figura così convenzionale e media (pur nella sua apparente anticonvenzionalità) è superiore a quella di un normale carattere.
Lontano da qualsiasi maschera il Barney di Giamatti non è un personaggio di carta ma vive di dettagli di recitazione, di trucco e di fotografia, è ignobile non solo con le parole ma soprattutto con l’apparenza, ed è un vero uomo con le espressioni prima ancora che con i sentimenti. Tutti gli altri eventi e gli altri personaggi (anche il magnifico padre di Dustin Hoffman) vivono in sua funzione e nelle loro espressioni e nei loro movimenti si intuisce la ricerca non di un’affermazione del personaggio ma della risposta di Barney.
Non sarà un gran film La versione di Barney ma lui, Barney, è un grandissimo personaggio cinematografico.

Diverso dal libro? Meno intenso? Più strappalacrime? Tutto sulle spalle di Giamatti? Qui le altre critiche

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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