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Il Bif&st all’insegna di Fabrizio Gifuni e di Father del regista Squitieri

Di Claudia

Il Bif&st, Bari International Fim&Tv Festival, (QUI la presentazione del festival), dopo aver premiato Domenico Procacci (QUI il post dell’evento), Giuseppe Tornatore, (QUI il post dell’evento) e Carlo Verdone (QUI il post dell’evento) dedica la sua quarta giornata all’attore di cinema e televisione nonchè autore e regista teatrale Fabrizio Gifuni

Il tutto ha avuto inizio con la proiezione del film Galantuomini di Edoardo Winspeare, nel gremitissimo Cinema Teatro Kursaal Santalucia, a cui è seguita la Lezione di Cinema che ha visto protagonista Fabrizio Gifuni intervistato dal critico Marco Spagnoli.

Fabrizio Gifuni, che è nato e vive a Roma ma nelle cui vene scorre sangue scorre sague siciliano e pugliese, ha ripercorso  la sua carriera artistica con estrema semplicità ed umanità. 

“Fare un film è come intraprendere un viaggio in mare aperto su una barca: quello che conta è l’equipaggio, determinante per il piacere e per la rotta del viaggio”.

Ha spiegato anche la sua visione sulla figura del pubblico:

“Il pubblico è meno scemo di quanto alcuni funzionari delle varie reti televisive credano.

Prima si pensava che il pubblico andasse trattato come dei bambini di 12, 13 anni, con un cervello non ancora maturo. Ma il pubblico non è così, ha una sua identità, una sua coscienza e non è vero che recepisce tutto ciò che gli viene proposto.

Il pubblico è imprevedibile e può smontare un film che tu per primo ritenevi di successo. E al contrario può gradire un prodotto che tu non consideravi di qualità”.

Fabrizio Gifuni, aveva già partecipato alla prima edizione del Bif&st nel 2010. In quella occasione, al Teatro Petruzzelli, fu presentato in anteprima assoluta il film C’era una volta la città dei matti, un film su Franco Basaglia, che raccolse ben 10 minuti di applausi e che successivamente fu trasmesso in due puntate dalla RAI.

“Abbiamo vinto la scommessa di trasmettere, in prima serata su Rai Uno, una fiction impegnativa come C’era una volta la città dei matti… di Marco Turco, in cui si pone l’accento su una storia fatta di torture, di luoghi di detenzione dove le persone venivano private dei loro diritti”.

Ai tanti giovani presenti in sala, Fabrizio Gifuniha spiegato cosa significa per lui fare l’attore esplorando questo difficile ma al tempo stesso affascinante mestiere ed analizzando i ruoli interpretati nella sua carriera partendo da quello comico nel suo primo film La bruttina stagionata e non tralasciando quelli più drammatici ed oscuri come quello dell’infanticida ne La ragazza del lago.

“Quello dell’attore è un lavoro, che certo può essere fatto in modo differente e partendo da motivazioni di fondo differenti, ma ogni attore come un bravo artigiano deve avere nella sua borsa da lavoro quanti più attrezzi possibili per lavorare al meglio.
Ho esordito in teatro con un matricidio nella tragedia Elettra, quindi posso dire di aver fatto un po’ di conti in famiglia.
Almeno sulla scena perchè quello dell’attore è un lavoro bellissimo, che ti permette di esorcizzare i tuoi fantasmi mettendoli in scena e giocando con loro e di tirar fuori, attraverso un percorso creativo, le tue zone d’ombra. In alcuni casi, questo può essere liberatorio, terapeutico”.

Fabrizio Gifuni, ha concluso dando una succulenta anticipazione sul suo prossimo lavoro che lo vedrà nuovamente sul grande schermo:

“Tornerò a lavorare con Davide Manuli che già mi ha diretto in Beket. Il film s’intitolerà La leggenda di Kaspar Hauser.

Si tratta di una reinterpretazione poetica che riscrive a 36 anni di distanza il film mito creato da Werner Herzog, L’enigma di Kaspar Hauser, che valse al regista il premio speciale della Giuria al Festival di Cannes.

La leggenda di Kaspar Hauser è ambientato sull’isola dell’Asinara in Sardegna ed prodotto da Alessandro Bonifazi e Bruno Tribbioli per la Blue Film e dalla Shooting Hope fondata dallo stesso regista Davide Manuli.

Ci sarà un cast internazionale, reciterò accanto allo statunitense  Vincent Gallo ma anche al boemo Ivan Franek ed alla bravissima fiorentina Alba Rohrwacher

In serata, nella splendida cornice del Teatro Petruzzelli, a Fabrizio Gifuni è stato conferito il Premio Fellini 8 ½ per l’eccellenza artistica.

Questa la motivazione del premio conferito:

Rigore, onestà intellettuale, dignità, consapevolezza del proprio ruolo e funzione. Sono tutte queste qualità vissute in prima persona e con grande passione a costituire il tratto caratteristico del lavoro di Fabrizio Gifuni, un attore completo e totale il cui talento, educazione e cultura offrono il senso di un lavoro unico, originale e desideroso tanto di sperimentare quanto di eccellere nella ricerca di storie e personaggi complessi.

Attore di cinema e di televisione, autore e regista teatrale capace di capitalizzare il proprio lavoro – svolto con eleganza e intelligenza davanti al grande pubblico in film e fiction di enorme successo – al fine di permettersi la libertà artistica e personale di portare in giro per l’Italia piccoli spettacoli dai vasti orizzonti culturali in cui sublimare le suggestioni delle parole di grandi del passato – Gadda e Pasolini per esempio – che Gifuni rilegge, rivive e racconta in un flusso ininterrotto di parole ed emozioni volte a interpretare, spiegare e – talora – perfino a celebrare il nostro presente, alla luce di un passato che non può e non deve essere dimenticato.

Fabrizio Gifuni, pur essendo nato e vissuto da sempre a Roma, è un pugliese orgoglioso delle proprie radici che affondano da quattro secoli in una terra come quella di Lucera, dove ha restaurato un’antica dimora con quell’amore e quella pignoleria per cui i suoi amici gli vogliono bene e lo prendono con grande affetto in giro.
In un certo senso il suo lavoro di artista assomiglia molto a quello dell’intellettuale eclettico che con attenzione e ironia guarda in maniera disincantata al nostro presente. Un atteggiamento che – oltre a eleggerlo, di fatto, come erede ideale di un grande come Gian Maria Volontè – ci fa guardare con attenzione e ammirazione al suo impegno nella società civile in un momento storico in cui è più facile piegarsi che reagire.
E’ quindi per il suo impegno coniugato ad un talento immaginifico e pronto sempre a raccontare storie che gli viene tributato l’onore di essere il più giovane recipiente del Premio Fellini Otto e Mezzo. Per la sua lungimirante caparbietà pugliese e la sua viva ironia coniugate all’irrefrenabile desiderio di difendere il diritto ad essere un sognatore.

La serata è poi proseguita con la proiezione in anteprima mondiale di Father, film scritto e diretto dal regista napoletano Pasquale Squitieri che, presente in sala, ha dichiarato di essere molto legato alla Puglia tanto da attribuirgli la sua nascita artistica:

“Sono nato su una spiaggia di Manduria, quarantuno anni fa e senza l’amore dei pugliesi non avrei fatto nulla di quel che ho fatto fin’ora”.

e che ha poi così introdotto il suo film, girato negli Stati Uniti e presentato in una versione non definitiva:

“Ho sentito di dover girare questo film. Realizzarlo è stato un dovere nei confronti delle nuove generazioni. La mia generazione ha sbagliato tutto. Si è ucciso in nome delle ideologie e le ideologie generano assassini. Prima di andarmene sentivo di doverlo dire con il mio strumento: la macchina da presa”.

In sala erano presenti anche  Claudia Cardinale ed Andrea Fachinetti, figlio di Ornella Muti, nel cast di Father assieme a Franco Nero.

Father è una storia creata da Squitieri ed utilizzata come

“…metafora per portare sullo schermo l’ideologia come scuola per assassini

“Il tema fondamentale è il dominio totalitario leggittimato da una ideologia o meglio da una finzione ideologica. L’oggetto è la storia, il referente è un nemico, la sua finalità il potere”

Questa la storia…

….Philadelphia ai giorni d’oggi. Un modesto fabbricante di scarpe, Enrico (Franco Nero) il cinquantenne di origine siciliana, vive in periferia con Mark ( Andrea Fachinetti), suo unico figlio di 17 anni, orfano di madre.

Enrico è un uomo ammirevole e un buon padre attento che spesso racconta a Mark la storia delle sue origini, una famiglia di immigrati poveri che più di un secolo fa lasciò la Sicilia in cerca di fortuna nel Nuovo Mondo.

Una storia in cui non manca la presenza di un “nemico”: la Mafia

Mark cresce così educato da suo padre alla solidarietà, al rispetto, al dovere ed al guardarsi dal “nemico” dal quale dovrà imparare a difendersi.

Un giorno il “nemico” si presenterà a Mark che dopo uno spiacevole evento capirà la grande verità!!!

Purtroppo nonostante i buoni propositi, il film non convince per la sceneggiatura un pò troppo “pesante”, per i dialoghi “datati”  oltre che per il cattivo utilizzo del doppiaggio e la stancante colonna sonora.

E concludiamo con un bel video che riassume tutte le attività della terza giornata del Bif&st, Bari International Fim&Tv Festival, realizzato da Vito Palumbo, coregista del cortometraggio Ice Scream

(Foto: Bif&st)

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