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Tron: Legacy, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Tron Legacy Poster USARegia: Joseph Kosinski
Cast: Jeffrey “Jeff” Leon Bridges, Olivia Jane Wilde, Beau Garrett, Bruce Boxleitner, Garrett Hedlund, Michael Sheen, Serinda Swan, John Hurt, James Frain, Yaya DaCosta, Tony Besson, Brandon Jay McLaren, Owen Best, Amy Esterle, Elizabeth Mathis
Anno: 2011

Di che stiamo parlando? Tron: Legacy doveva essere un filmone per famiglie di ambito fantascientifico, esattamente quello che fu Tron (fantascienza + fantasy) ma con budget e aspettative di incasso maggiori. Del resto dietro c’è la Disney. Ecco non è tutto questo. Chi ha ascoltato la (straordinaria) colonna sonora dei Daft Punk se n’è già reso conto.
Tron: Legacy è un’esperienza di immersione tridimensionale che si poggia sull’audio tanto quanto sul video. Immagini e suoni che creano un ambiente, uno stato d’animo e un modo di sentire le cose. In questo senso e da questo punto di vista si tratta di un film nettamente superiore ad Avatar.

La storia divide rigidamente il film tra mondo esteriore e mondo interiore al computer (nel vecchio film invece si faceva avanti e indietro), come in Il mago di Oz il primo ha una dimensione visiva meno ricca, in 2D, il secondo una piena stimoli, in 3D, per segnare e aumentare l’idea di passaggio in un altro mondo.
La trama, diciamolo subito, non è semplicissima da seguire. Mette da parte il personaggio che dà il nome al film a favore di Clu, il programma di Kevin Flynn che invece era ai margini del film precedente e coinvolge un certo tipo animismo orientaleggiante nei confronti della vita all’interno delle macchine tanto da necessitare forse di più di una visione per essere compreso a pieno. Ma non è lì il punto, motivo per il quale probabilmente Tron: Legacy non piacerà a molti.

Procedendo sul segno già tracciato dalla Pixar con Wall-E (non a caso i dirigenti e i registi dello studio di Lasseter hanno fatto da consulenti) il nuovo Tron batte i territori di una fantascienza diversa da quella cui siamo abituati, in cui l’elemento umano non si contrappone a quello tecnologico ma lo compenetra trovando in esso la classica rinascita dello spirito che caratterizza la catarsi del cinema fantascientifico. Le macchine e il digitale non sono cattive nè il nemico, contengono in sè la minaccia al pari della soluzione per il trionfo umano.
Questo mutamento arriva a rispecchiare al cinema i cambiamenti avvenuti nel modo in cui la società in questi anni ha cominciato ad utilizzare e percepire la tecnologia, non più qualcosa di contrapposto alle discipline umanistiche ma semmai qualcosa che le estende.

Frutto del lavoro di un pubblicitario (il regista Kosinski), di diversi designer e dei Daft Punk (coinvolti non solo per la colonna sonora ma anche per tutto il sound design), Tron: Legacy è molto di più del suo predecessore, è un lungo trip audiovisuale dalla bellezza e dalla stratificazione di rara complessità, che non si vergogna di prendere smaccatamente anche elementi da 2001: Odissea Nello Spazio, Blade Runner (prima versione) e Matrix. E alla fine, nonostante un Jeff Bridges ringiovanito davvero poco riuscito, riesce lo stesso a fare il lavoro del cinema: convincere e coinvolgere lo spettatore in un mondo impossibile reso credibile dal potere suggestivo di immagini e suoni.

Megaporcata milionaria, videoclip costosissimo dei Daft Punk o grandissima opera di fantascienza. Solo il tempo saprà dirlo. Qui le altre critiche

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