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The Social Network: intervista a Jesse Eisenberg

Di Marco Triolo

The Social Network Jesse Eisenberg Foto dal film 03

In occasione della presentazione di The Social Network (qui la nostra recensione), abbiamo incontrato a Roma Jesse Eisenberg, star del film di David Fincher. L’attore ha parlato del suo ruolo nel film, del vero Mark Zuckerberg e ha espresso la sua opinione su Facebook. Pronti, via!

Parlaci del tuo personaggio: come lo vedi e come ti sei preparato al ruolo?
Mark Zuckerberg si sente a disagio nell’interagire con altre persone ed è totalmente incapace di leggere le emozioni di chi gli sta di fronte. Non si sente in colpa per questo e invece di cercare di piacere si chiude in se stesso. Per capire meglio questo tipo di esperienza, ho studiato casi di persone con problemi analoghi.

Mentre lo giravi, pensavi che il film sarebbe stato così grosso?
Quando ho letto che stavano facendo un film su Facebook mi sono detto che sarebbe stato molto popolare. Poi ho letto la straordinaria sceneggiatura di Aaron Sorkin e ho pensato che fosse troppo buono per diventare popolare, o forse troppo intelligente. Quando ho visto che al contrario è piaciuto a tanta gente giovane, mi sono sentito confortato. Negli States spesso ci si scoraggia vedendo che tipo di film ha successo al botteghino, ma quando una pellicola così sbanca, ridà la speranza che ai giovani possano piacere anche cose un po’ più complesse.

Come vedi il ruolo dei social network nel mondo di oggi?
Facebook permette alla gente che non si sente a suo agio a scuola di avere una ricca vita sociale. Quindi è un modo come un altro per interagire. Penso che Mark abbia creato Facebook perché ne aveva bisogno forse più di tutti.

Che ne pensi di Mark Zuckerberg? Provi pena per una persona come lui, travolta da un successo così enorme a una così giovane età? E tu usi Facebook?
No, non uso Facebook, perché su di me c’è già scritto abbastanza online, visto che occasionalmente faccio cose piuttosto popolari come… dei film. Ma sento un grande affetto per Mark, posso solo immaginare quanto sia spiacevole vedere qualcun altro realizzare un film sulle cose che facevi al college, o sulla tua causa legale contro quelli che un tempo erano amici. Provo simpatia per lui, e anche ammirazione per come ha gestito questo processo spiacevole.

Che cosa ne pensa Zuckerberg del film?
La sua reazione è stata… complicata. Ha portato i suoi impiegati a vedere il film il giorno in cui è uscito al cinema. Uno dei suoi dipendenti è mio cugino, e Mark gli ha detto di dirmi che pensava avessi fatto un buon lavoro. Per me è stato un sollievo, ma posso solo immaginare quale sia stata la sua reazione alla storia in generale.

Fincher è noto per rigirare le scene molte volte…
E’ così. La prima scena di dialogo l’abbiamo rifatta 99 volte. È stato perfetto per capire chi fosse il mio personaggio e come potesse emergere. Il dialogo iniziale è stata anche la prima scena girata e ha dato a cast e troupe un’idea di come avremmo lavorato. Io sono riuscito a girare i primi 50 ciak in maniera più distaccata, in linea col personaggio. Negli altri 49 ciak mi sono invece fatto coinvolgere di più, creando in questo modo diversi personaggi, o diverse parti dello stesso. Ho poi lasciato a regista e montatore il compito di decidere cosa sarebbe andato nel montaggio finale.

Quanto input hai avuto nel personaggio?
Non ho avuto input, ho solo cercato di cambiare una parola o due. Fin da giovanissimo sono sempre stato un grande fan di Sorkin, e non vedevo l’ora di lavorare in un film che aveva scritto. Di solito si fanno diverse stesure di uno script prima di girare, ma noi abbiamo usato la prima stesura di 160 pagine, e abbiamo dovuto recitare molto velocemente per portare la durata sotto le due ore. A parte questo non credo che avremmo potuto fare molto per migliorare la sceneggiatura. La parte più interessante dello script era la struttura: si raccontano in parallelo la creazione di Facebook e le due deposizioni di Eduardo Saverin [primo socio di Zuckerberg] e dei gemelli Winklevoss [originali committenti del social network che poi divenne Facebook]. Queste incorniciano la creazione in modo oscuro e tragico, perché sai che tutta l’eccitazione dell’atto creativo porterà a queste conseguenze legali drammatiche.

Come siete riusciti a utilizzare i veri nomi e il vero logo di Facebook nel film?
Sono abbastanza fortunato da non doverlo sapere. Quello che so è che questo film è stato tratto dal libro “Miliardari per caso” di Ben Mezrich. Come il libro, anche il film è stato seguito da un team di avvocati che, come dice Aaron Sorkin, è grande quanto la filarmonica italiana. Queste persone sono figure pubbliche… La grande ironia è che il film parla di un dibattito sulla proprietà intellettuale, cioè ci si chiede chi merita di avere credito per avere creato Facebook. Nel film, la migliore argomentazione di Mark è quella con cui attacca i gemelli Winklevoss: “Se aveste creato Facebook avreste creato Facebook”. È un dialogo intelligente, ma anche una grande argomentazione legale perché dice che non puoi brevettare un’idea, puoi solo brevettarne l’esecuzione.

L’avventura di The Social Network per te è iniziata con una telefonata…
Ho fatto un videotape di alcune scene del film e l’ho mandato all’ufficio casting. Il giorno dopo ho chiesto al mio agente di andare là e distruggere il video perché non pensavo che fosse buono, ma lui mi ha detto che aveva già ricevuto una chiamata e che avrei dovuto partire subito per Los Angeles per incontrare Fincher. Ero molto sorpreso. Ci sono andato e ho parlato con lui per quattro ore sul personaggio, su come lavora e sul fatto che gli piace girare molti ciak. Ho pensato fosse interessante e mi hanno subito offerto il ruolo.

Come vedi il problema della provacy su Facebook?
Come ho detto, non uso Facebook e quindi non ne sono esperto. Ma credo che, come per ogni tecnologia, ci sarà un periodo di adattamento in cui decideremo se sia necessario modificare la tecnologia o adattarci ad essa. Facebook è così nuovo che presenta nuovi problemi, e ogni paese li risolverà secondo la propria politica.

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