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Noi Credevamo, la recensione

Di Gabriele Niola

Noi credevamo Poster ItaliaRegia: Mario Martone
Cast: Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Francesca Inaudi, Ivan Franek, Michele Riondino, Toni Servillo, Luca Barbareschi, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto
Durata: 200 minuti
Anno: 2010

Passato a Venezia, ora al cinema, prossimamente in televisione. L’idea sempre più frequente di pensare un prodotto per la televisione come qualcosa di buono anche per il cinema (dunque dotato di quel linguaggio e realizzato da professionalità che vengono da quel mondo) è una delle novità più felici dell’ultimo decennio. Noi Credevamo dunque, al netto di tutte le critiche che stanno per arrivare, è comunque un progetto stimabile, redatto con cura e genio e soprattutto in grado di aggirare con abilità il gusto medio.

Peccato che i pregi si fermino qui e siano, per la maggior parte, in potenza e non in atto. Diviso in segmenti e pensato con una struttura episodica, il grande racconto di Martone ambisce a narrare lo snocciolarsi di piccoli episodi nella grande storia. Tre ragazzi, poi tre uomini, prima amici poi un po’ meno, vivono esperienze a latere dei moti e a tratti a contatto con i grandi nomi.
La storia vera però è fuori dal film. Non si vedono moti, non si vedono conquiste, plebisciti, breccie di Porta Pia e via dicendo. Si vede tutto ciò che è a latere. Una scelta sicuramente economica da una parte ma anche frutto di un pensiero dall’altra.

Il pensiero è raccontare il Risorgimento e la nascita dello stato italiano come inizio della fine, “L’albero è stato piantato e poco male se le sue radici sono marce” dice nel suo brevissimo e centrale cammeo Anna Bonaiuto (come può mancare in un film di Martone??).
Se dunque da una partone si evita il didscalismo storico e una certa retorica nazionalista, dall’altra si centra la retorica rivoluzionarietta, dei moti come fossero le ribellioni cheguevariste, dei garibaldini come comunistelli anni ’70. Al di là della realtà storica e dei veri desideri di libertà, unione e rivoluzione che esistevano, è l’occhio e l’interesse di Martone a premere su quella retorica: l’Italia doveva essere fatta dal popolo ed è stata invece fatta dai potenti. Ma oltre questa dichiarazione c’è poco altro.
In quasi tre ore una sola idea di regia (la bellissima e anacronistica casa non costruita) e moltissimi problemi di continuity e casting (com’è possibile far fare ad Anna Bonaiuto la versione più vecchia di 30 anni di Francesca Inaudi senza che la gente si chiede chi sia?? Lo Cascio sarebbe Edoardo Natoli con 20 anni di più??). Di personaggi veri, di carne e sangue nemmeno l’ombra.

Ancora una volta la Storia vince sulla storia del film, ancora una volta il cinema abdica, sacrifica personaggi e narratività per fare posto alla “realtà”? Qui le altre critiche


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