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Oliver Stone racconta il segreto di Gordon Gekko in Wall Street 2

Di Gabriele Niola

Sveglia ragazzo il denaro non dorme mai. Ho appena guadagnato 800.000 dollari con l’oro di Hong Kong” così Gordon Gekko/Michael Douglas svegliava Bud Fox/Charlie Sheen ad un’improbabile ora del mattino in Wall Street, con lo scopo di mostrargli l’attitudine al lavoro che rende un uomo normale Gordon Gekko.
A partire da quella frase, tra le molte diventate mito a partire dall’uscita del film (“Vuoi un amico? Prendi un cane“), Oliver Stone costruisce il suo sequel che più che essere figlio di quella storia, è figlio dell’evoluzione dei tempi. Incontrato a Roma per l’uscita del film lui è il primo a ricordare come in fondo, del vecchio Wall Street ci sia solo Gordon Gekko e come questo sia un film diverso perchè viene in tempi economici diversi.

Non è un mistero che uno degli obiettivi del film sia parlare della nuova economia, della nuova Wall Street e delle nuove figure che vi orbitano intorno e l’altro sia rivedere il mito di Gekko che negli anni è diventato paradossalmente una figura positiva anzichè negativa, un personaggio da imitare invece che condannare.
In questo film ci sono 3 figure paterne, la prima è interpretata da Frank Langella, un mentore che però non riesce più a gestire l’azienda, la seconda è quella cui dà vita Josh Brolin, il nuovo mentore che poi è il personaggio più vicino a quello che fu Gordon Gekko nel primo film, e poi ovviamente il vero Gordon“.

Il Gekko di questo film non è più quello di Wall Street, è uscito dopo anni di galera, si sta ricostruendo una vita, una credibilità e lentamente un impero. Ma non più come prima. Non è uno squalo perchè i tempi sono diversi eppure riesce sempre a fare di ogni occasione un tesoro, anche in maniera scorretta, noi però invece che condannarlo siamo sempre dalla sua parte, perchè?
Non c’è niente da fare Gordon Gekko piace, innanzitutto perché riesce a liberarsi del cattivo, configurandosi così come il cattivo meno cattivo e poi perchè può godere di quel sorriso da rettile di Michael Douglas!

Al posto di Charlie Sheen c’è Shia LaBoeuf, i loro due personaggi però sono diversi.
Si, Bud Fox era il personaggio in crisi, quello che aveva dubbi e che doveva trovare un equilibrio tra la volontà di diventare uno squalo e i suoi sentimenti. Qui quella figura è Gekko stesso. Mentre Shia LaBoeuf ha un personaggio con dei difetti ma che stimo molto, perché è idealista e vuole fornire capitali ad una società che produce energia alternativa“.

C’è una scena che mostra il momento (vero) in cui le banche hanno chiesto aiuto allo stato, qualcosa che nessuno ha mai visto nè sa immaginare come possa accadere. Per scrivere e girare quella scena come si è documentato? Ha parlato con qualcuno che vi aveva preso parte?
No non ho parlato con nessuno e io stesso non sono un esperto di Wall Street, ho solo avuto la fortuna di avere un padre broker. Per la scena ho fatto delle ricerche e sono fiero di come sia riuscita. Certo renderla una scena da film, cioè drammatizzarla, è stato un compito di grande responsabilità perchè i meeting effettivi utili a prendere quella decisione sono stati molti di più di quelli che mostro e molto più noiosi. Così ho dovuto semplificare e immaginare che siano stati solo due e molto stringati

Lei è famoso anche per aver girato documentari su Castro e Chavez e film su George W. Bush, Nixon e JFK. Rientra tutto in un disegno più grande che parla di geopolitica?
E’ più una questione di cosa mi interessi. Ho realizzato quel documentario su 6 presidenti in 6 diversi paesi per mostrare un modo di pensare diverso, ad esempio sul ruolo che possono avere le risorse naturali, se appartengano alle persone o alle corporation. Le leadership che descrivo sono più avanti di quella americana, da noi nessuno ha mai pensato di nazionalizzare le compagnie petrolifere nemmeno dopo il disastro BP. Perchè le compagnie di petrolio non sono tassate di più, visto che hanno utili che non vengono dall’incremento del valore dell’azienda ma dall’aumento del prezzo del petrolio? Nonostante quello che dice di esagerato la stampa, Chavez ha nazionalizzato solo l’8% del prodotto nazionale, una decisione trovo molto saggia e pragmatica che noi non potremmo mai prendere“.

Cosa pensa della crisi scatenata dall’affare Lehman Brothers? Avrebbe agito come il governo?
Credo che quella storia sia stato un disastro e che il mercato sia così globale e interconnesso che il sistema sia intrinsecamente disfunzionale. Se mi chiedete che avrei fatto, da outsider io avrei lasciato stare il sistema di credito tanto quelli si rubano tra di loro, in modo che le nuove banche attraversassero questo periodo terribile, fatto di dubbi e incertezze, da sole. In questo modo forse ora sarebbero più sane e cercherebbero nuove maniere di fare business, invece di essere semi-socialiste come sono ora, dei drogati cui lo stato somministra la morfina“.

Affermazioni estremamente ragionate e ponderate da un uomo solitamente più istintivo. Dunque in sostanza non avrebbe aiutato le banche?
Avrei usato quei milioni per mettere a posto il sistema di mutui e fanculo le banche!“.

Ora lo riconosco!

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