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Ascanio Celestini presenta a Bari La pecora nera e Screenweek naturalmente era in prima fila!!! [Possibili spoiler]

Di Claudia

Ascanio Celestini è tante cose…. regista/attore/sceneggiatore/cantautore/autore televisivo….
ma più di tutte è uno scrittore impegnato, sensibile alle problematiche che coinvolgono la collettività, che magnificamente rispolvera e riporta all’attenzione del grande pubblico narrandole da un punto di vista differente, più profondo, intimo ed umano.

Per ricordarne solo alcuni dei suoi numerosi libri:

Parole sante“, il racconto/denuncia sulla vera storia dei lavoratori dell’Atesia di Roma, società leader nei call center e delle loro vite. Un racconto in cui i veri protagonisti sono proprio quei lavoratori precari con stipendi da 500 euro al mese e nessuna certezza, di cui lei racconta le loro facce, le loro parole, le loro rabbie.

Radio clandestina” in cui ricostruisce l’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, raccontandolo da quanto vissuto nelle strade e nei quartieri poveri di una Roma ferita da bombardamenti e rastrellamenti, brulicante di un’umanità offesa, umiliata da una vicenda atroce e incomprensibile.

La Pecora Nera” in cui non descrive  il manicomio come struttura, ma lo racconta attraverso i frammenti del diario e dei racconti inediti di Adriano Pallotta che è stato realmente infermiere al Santa Maria della Pietà di Roma, uno tra i più grandi manicomi d’Europa.

Il libro La Pecora Nera è divenuto successivamente uno spettacolo radiofonico, uno spettacolo teatrale di successo che ha fatto registrare sempre il tutto esaurito ed poi è divenuto anche un bellissimo film per intenditori dall’animo puro e sensibile

La pecora nera Poster Italia

La pecora nera, che ha segnato l’esordio dietro la macchina da presa di Ascanio Celestini, è stato il uno dei film in concorso alla 67° edizione de Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove, dopo la presentazione in anteprima il 2 settembre nella Sala Grande a Venezia,  ha ricevuto ben sette minuti di applausi.

Ascanio Celestini Maya Sansa Giorgio Tirabassi Venezia 67 Foto 44

Dopo l’indiscutibile successo riscosso a Venezia, Ascanio Celestini è stato impegnato in un tour promozionale per la presentazione de La pecora nera, che lo ha portato a girare in lungo ed in largo tutta l’Italia. Una delle città toccate dal tour  è stata proprio Bari, la mia città, dove il 5 ottobre scorso, presso il cinema ABC, gestito dall’Agis Puglia e Basilicata e capofila del progetto D’Autore firmato Apulia Film CommissionAscanio Celestini, introdotto dalla giornalista e critica cinematografica Antonella Gaeta, ha incontrato il pubblico e la stampa.

Non potevo quindi non cogliere al volo l’occasione di essere presente in prima fila in veste di inviata di Screenweek per raccogliere e raccontarvi le emozioni nate dalla visione del film e dalla interessantissima e divertente chiacchierata con lo strepitoso Ascanio Celestini!!!

“Non essendoci i titoli di testa” ecco come Celestini ha introdotto il film, gli attori ed i relativi personaggi

Ne La pecora nera, il manicomio è stato raccontato attraverso gli occhi di Nicola (Ascanio Celestini), un bambino (Luigi Fedele) “nato negli anni 60 i favolosi anni 60” fantasioso, malinconico ed amante dei cremini,  con una famiglia sgretolata, un padre e due fratelli completamente inesistenti, una mamma internata e per questo accudito dalla nonna materna (Barbara Valmorin) che distribuisce “uova fresche che puzzano ancora del culo della gallina” alla maestra, alla suora del manicomio cercano di ingraziarsi le loro simpatie

“Dove vive Nicola finiscono tutti al manicomio qualcuno ci lavora e qualcun altro ce lo rinchiudono“. Alla morte della mamma lui entra a far parte di quel qualcun altro. “…all’istituto ci sta il cancello dell’istituto, poi dentro l’istituto c’è il cancello del padiglione e poi nel padiglione per entrarci ci sono due porte”

Per Nicola:

“Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo”.

Nicola vive nel “Condominio dei Santi” con l’inseparabile amico speciale (Giorgio Tirabassi) fissato per le “riviste di donne che leccano”, con il quale trascorre le sue giornate all’interno del manicomio. L’unico vero momento di evasione è quando accompagnano al supermercato la suora (Luisa De Santis) sparapuzze ed amante delle raccolte punti.

Al supermercato sono “liberi di “…acquistare solo i prodotti di qualità, mica le sottomarche. Acquistare solo quelli scritti sulla lista della spesa. E soprattutto possono prendere il prodotto che scade più tardi, quello nascosto dietro”


Proprio al supermercato Nicola ritroverà Marinella (Maya Sansa), l’ormai non più bambina (Wally Galdieri) che ha amato nel periodo scolastico e che si contendeva con l’amico di scuola  Pancotti Maurizio (Flavio Santini) “il più deficiente di tutti”.

L’incontro con Marinella, che ora fa la promotrice del caffè al supermercato, creerà delle tensioni tra Nicola ed il suo amico soprattutto dopo la richiesta dell’amico di “prendere un pelo di Marinella per farla clonare ai cinesi”. Nicola viene destabilizzato nella sua vita  “scandita” dalle regole del manicomio

Un giorno Nicola, approfittando del viaggio a Roma della Suora per la morte del Santo Padre, verso l’ora di chiusura del supermercato scappa dall’istituto e nel parcheggio del supermercato dichiara a Marinella il suo amore

“Io ho capito che ci stanno due tipi di amore. C’è l’amore per sempre e poi c’è l’amore di un attimo. È come quando casca la stella cadente”

“ti posso leccare?…nuda!”

L’amore che da sempre è associato al concetto di libertà, per Nicola si trasformerà proprio nel concetto opposto. Per colpa infatti di quella dichiarazione, perderà l’unico suo momento di evasione dall’istituto. Sarà messo di fronte alla cruda realtà, capirà la verità sul suo amico speciale e capirà che l’istituto non è poi proprio un condominio di Santi ma un luogo buio:

“il buio fa paura e si può morire per la paura del buio”


Il film si conclude con la splendida e commovente poesia scritta da Alberto Paolini che ha realmente trascorso 45 anni in quel manicomio

“Com’è possibile, mi domando a volte camminare sui prati verdi e avere l’animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto d’intorno sorride e avere l’angoscia nel cuore?

Lasciate a noi le vostre tristezze!

A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole”.

Dopo la visione del film è iniziata la chiacchierata con il pubblico.

Ecco come Ascanio Celestini ha spiegato che tipo di manicomio ha voluto raccontare nel suo film:

Il tema su cui lavora Celestini è “la cultura anti istituzionale … bisogna pensare che niente è al di sopra dell’individuo, bisogna rispettare le leggi perché bisogna rispettare gli individui” e per raccontare e rappresentare al meglio questo tema nei suoi lavori,  è da sempre interessato a tutto ciò che crea alienazione nell’individuo. Ogni lavoro di Celestini nasce infatti da un lungo lavoro di ricerca, intervista ed ascolto.

Ecco come ha raccontato l’incontro con un lavoratore della fabbrica Piaggio di Pontedera ed ha continuato spiegando la figura di  Maurizio Pancotti

Celestini ha spiegato anche  com’è nata l’idea di far diventare La pecora nera un film, come ha deciso di curarne la sceneggiatura, come ha deciso di farne parte come attore e come regista.

E dulcis in fundo arriva il video a cui sono più legata…  in questo video infatti  Celestini ha risposto alla mia bidomanda: Avendo provato sia la letteratura che il teatro che il cinema, ho chiesto a Celestini con quale mezzo preferisce esprimersi  ed in quale ha incontrato più difficoltà, ed ecco la sua risposta

E non poteva mancare il saluto di Ascanio Celestini a tutti i lettori di Screenweek

Personalmente ho trovato il film molto bello ed originale, per la prima volta ho visto rappresentato il manicomio come non era mai accaduto prima. I film sui manicomi e sulla vita all’interno di essi sono sempre stati incentrati nel mettere in evidenza il “luogo” come rappresentazione dell’oscurità dolore, tortura e solitudine.

Mi è piaciuto moltissimo ed ho trovato molto efficace l’utilizzo della voce fuori campo, dello stesso Celestini, per scandire i ricordi e vi garantisco che dopo aver visto il film è impossibile dimenticare, anche a distanza di giorni,  questi versi:

Io che t’ho fatto ti disfo
Come ti faccio ti disfo
Io che t’ho fatto ti disfo
Come ti faccio ti disfo
Pio pio pio

Vi consiglio vivamente di non perdere l’occasione di vedere un bel film che pur trattando un argomento molto delicato e difficile, riesce magnificamente a regalare allo spettatore dei teneri sorrisi ma anche a commuoverlo.

La pecora nera prodotto da Madeleine FilmRai Cinema, è distribuito nei cinema italiani dalla BIM Distribuzione, cliccate QUI per  scoprire la programmazione del film nei cinema della vostra città.

Vi aspetto tutti qui per parlarne insieme nel box in fondo alla pagina.

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