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Venezia: Impressioni di settembre – Un weekend da sballo

Di Marco Triolo

Riparerò per aver mancato l’appuntamento di ieri con una bella sfilza di opinioni e follie varie, direttamente dalla Mostra di Venezia. Partiamo da venerdì sera, ovvero tutto quello che è successo dopo il nostro ultimo contatto. La serata si è conclusa con una festa, a cui ci siamo prontamente imbucati. Tanto per dire che sappiamo essere glamour! Mentre ascoltavo le note finali dell’esibizione di Violante Placido, mi chiedevo perché certa gente non si limiti a occuparsi del proprio campo. Meno male che subito dopo un inaspettato concerto di un gruppo che adoro, i Calibro 35, mi ha risollevato d’umore spingendomi a farmi strada fin sotto al palco per dimenarmi come un cretino. Ma il vero picco della serata l’abbiamo toccato al ritorno, quando sul battello abbiamo incontrato niente meno che Michael Cera. Michael non era sulla lista, e infatti si è semplicemente recato a Venezia per una vacanza. E’ stato molto gentile e a turno ci siamo fatti tutti una foto con lui, mentre parlavamo di cinema e degli ultimi film visti qui al Lido.

Ieri, da un punto di vista prettamente cinefilo, ho toccato uno dei momenti più alti e i due più bassi della Mostra. Il momento alto è stato Passione, documentario-musical di John Turturro in cui il regista si muove per le strade di Napoli, raccontando la città e la tradizione musicale partenopea con un trasporto e una sincerità contagiosi. Turturro sceglie di alternare interviste a importanti artisti della scena napoletana (Avion Travel, Raiz, James Senese) con una serie di videoclip girati ad hoc per le strade della città. A esibirsi, tra i vari, ci sono i già citati Avion Travel, Raiz e James Senese, nonché Massimo Ranieri, Misia, Fiorello e Peppe Barra. Il film dovrebbe uscire a ottobre, con una grande anteprima in quel di Napoli.

Il pomeriggio è stato invece scandito da due cocenti delusioni: Malavoglia di Pasquale Scimeca e A Woman di Giada Colagrande. Il primo è una trasposizione in chiave moderna del classico di Giovanni Verga. Ora, io generalmente non esco mai dalla sala, neppure se il film non mi piace per nulla. Ma stavolta non ne ho potuto fare a meno: la regia e la messa in scena sono estremamente sciatte. Capisco che Scimeca abbia voluto utilizzare uno stile da cinema verità per rendere su pellicola il verismo di Verga. Ma tra stile-verità e nessuno stile c’è una bella differenza. Il racconto procede ellittico, ermetico, impedendo qualsiasi immedesimazione nei personaggi. La recitazione è di scarsa qualità e come sempre non si spiegano scelte come quella di trasformare ‘Ntoni in un aspirante DJ che compone pezzi agghiaccianti con una sua amica cantante. Su queste note, ho deciso purtroppo di abbandonare il film.

A Woman, invece, è una sorta di remake di Rebecca – La prima moglie, girato con lo stile del Lynch più recente da Giada Colagrande, moglie di Willem Dafoe, che infatti è il protagonista della pellicola. Quando ho seguito la conferenza e ho letto le prime cose sul film, mi sono subito esaltato: una regista italiana gira un’opera in inglese, tra Hitchcock e Lynch? Eccomi! Peccato che poi A Woman sia una storia confusionaria e raggiunga più volte il comico involontario, soprattutto per colpa di una protagonista femminile (Jess Weixler) totalmente incapace di reggere il peso di un thriller/noir con ambizioni psicanalitiche. Alla sera ho incrociato Dafoe sulla terrazza dell’Excelsior e mi sono scattato con lui una foto ricordo: salta fuori che è una persona squisita e ultra-disponibile. Quasi mi sono sentito in colpa per non aver apprezzato il film, che tra parentesi è stato fischiato con una rabbia e una cattiveria finora a me sconosciute…

La serata si è conclusa con il party del film La passione di Carlo Mazzacurati (qui la recensione). Silvio Orlando conversava amabilmente con gli ospiti, ma noi ci siamo fiondati sulla pista da ballo a suon di classici anni ’80.

Dopo la levataccia di stamattina, mi sono rifatto ampiamente con due dei migliori film visti qui finora: Detective Dee and the Mystery of the Phantom Flame, nuovo film di Tsui Hark, ed Essential Killing di Jerzy Skolimowski. Il primo fonde il cappa e spada con la detective story, e racconta con toni fantasy la storia in parte vera del detective Di Renjie, che alla fine del settimo secolo aiutò la reggente dell’Impero a scongiurare un complotto teso a impedire la sua ascesa al trono. Andy Lau dona grande umanità e sagace humor a un personaggio ben scritto, che guida un film divertente, anche se forse un po’ troppo lungo. Le coreografie del grande Sammo Hung fanno il resto.

Essential Killing, storia di un prigioniero talebano in fuga dagli americani nelle foreste innevate dell’est Europa, è invece un forte contendente per il Leone d’Oro: politicamente rilevante, ben diretto e con una fotografia e un ritmo travolgenti, il film vede Vincent Gallo nei panni di un convincente protagonista che non si ferma davanti a nulla pur di proseguire la sua vana fuga. Manco a dirlo, anche Gallo potrebbe avere una statuetta ad aspettarlo.

Ed eccoci arrivati, come nei racconti coi flashback, al momento attuale. Dopo che avrò finito di scrivere, mi attende forse la proiezione del classico Febbre da cavallo. E ancora non ho incontrato Tarantino, ma la missione continua.

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