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Venezia: Impressioni di settembre – Il giorno di Sofia Coppola e John Woo

Di Marco Triolo

Somewhere Stephen Dorff Elle Fanning Foto dal film 022

Terzo giorno alla Mostra del Cinema di Venezia, ed ecco che approda al Lido la star attesa da tutti: Sofia Coppola, che porta con sé il suo nuovo film Somewhere. Storia delicata di un padre famoso (l’attore Stephen Dorff che fa l’attore Johnny Marco) e di come la sua vita cambi quando deve badare alla figlia undicenne (Elle Fanning) per alcuni giorni. La pellicola è in pieno stile Coppola, con evidenti rimandi al suo Lost in Translation – anche se lei ha dichiarato di aver chiuso la sua prima trilogia con Marie Antoinette.

Dopo Marie Antoinette mi sono messa a pensare alla cultura americana vista da distanza. Da sempre ho voluto fare un ritratto della Los Angeles moderna”, rivela la regista alla conferenza stampa di presentazione. “Ho conosciuto Stephen mentre stavo scrivendo la sceneggiatura, e ho trovato che avesse un grande cuore, un calore perfetto per il personaggio”. Dorff, da parte sua, ritiene che Johnny Marco nel film cresca, diventando un uomo. “Per me è stato il personaggio perfetto al momento perfetto. Mi sono divertito moltissimo a interpretarlo”. “Quando arriva la figlia è costretto a confrontarsi con qualcosa di reale e questo gli fa vedere se stesso”, gli fa eco la Coppola. Che ricorda di aver “passato tanto tempo vivendo in hotel, quando mio padre girava i suoi film. E’ un mondo interessante, mi piace come ambientazione perché si tratta di un posto di transizione, con personaggi molto volatili”. D’altra parte, la “transizione” è uno stato che sembra interessarla molto: “I personaggi che mi interessano sono a un momento di transizione nella vita e in quel momento devi essere introspettivo e staccarti dal mondo”.

Questa mattina ho anche assistito alla proiezione di Reign of Assassins, che in realtà è poco diretto da John Woo e molto da Su Chao-Pin. E purtroppo si vede: trattasi dell’ennesima riproposizione delle coreografie alla Hero, oltretutto dirette in uno stile che ricorda più l’action confusionario americano che non l’armonia a cui i cinesi ci hanno abituati. Comunque sia, la giornata è stata per lui più che positiva: ha infatti ritirato il Leone d’Oro alla carriera. Una carriera quarantennale di cui ha parlato alla conferenza stampa come di qualcosa lungi dal concludersi. “Amo il mio paese e ho sentito il bisogno di tornare, dopo 16 anni spesi a Hollywood, per portare in Asia tutto quello che ho appreso”, spiega Woo. E svela come in futuro vorrebbe alternare produzioni cinesi a lavori hollywoodiani: “Mi piacerebbe essere un ponte tra occidente e oriente. Per ora mi interessa fare film a tema cinese, ma non rinuncerò a opportunità americane. Sto per girare Flying Tigers, con un cast cino-americano, e in futuro vorrei rifare Frank Costello faccia d’angelo di Jean-Pierre Melville. Produrrò anche un remake di The Killer, che dovrei fare con un regista coreano”.

Il maestro si è detto “incredibilmente grato” per il premio consegnatogli e lo ha dedicato “a mia moglie, alla mia famiglia e a mia madre, che mi ha fatto scoprire il cinema e mi ha sempre sostenuto da quando ho deciso di fare il regista”.

La giornata si conclude anche oggi, ma stavolta è stata bella piena, non c’è che dire! Continuate a seguirmi con la cronaca giornaliera del Festival di Venezia. Qui e qui i primi due appuntamenti.

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