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L’ultimo dominatore dell’aria, la recensione in anteprima

L’ultimo dominatore dell’aria, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

The Last Airbender Poster Italia 01Regia: Manoj Night Shyamalan
Cast: Jackson Rathbone, Noah Ringer, Nicola Peltz, Dev Patel, Isaac Jin Solstein, Cliff Curtis, Keong Sim, Summer Bishil
Durata: 103 minuti
Anno: 2010

Gestazione lunghissima per quest’ultimo film di M. Night Shyamalan, suo esordio nel 3D (in realtà moltissimo posticcissimo e davvero poco funzionale), nel fantasy (??) e anche nel cinema di grande “commissione”.
Shyamalan è regista molto personale, abile e peculiare, uno dei pochi che per davvero o si ama o si odia. Io diciamo che non lo amo, dichiaro da subito la mia posizione e contemporaneamente la mia volontà di non rimanerci vincolato. Mi piacerebbe farmi piacere Shyamalan e continuo a sperare che il regista che mi aveva fatto innamorare di Il sesto senso e Unbreakable ritorni. E invece anche stavolta non è tornato.

Infatti benchè il film venga da un anime (dal poco spendibile titolo “Avatar”), la sceneggiatura è come sempre dello stesso Shyamalan, dunque come sempre il film trabocca di dialoghi tra lo straniante, l’impalusibile e l’involontariamente ridicolo.
E purtroppo non va meglio allo svolgimento del racconto, farraginoso e abbastanza noioso (mi sono appisolato in una scena d’azione) nonostante si tratti di un racconto colmo d’azione con schieramenti semplici e ben chiari.
La terra si divide in quattro categorie e conseguenti regni: acqua, terra, fuoco e aria. Ogni popolo ha i suoi “dominatori” cioè persone in grado di padroneggiare il proprio elemento, plasmarlo e quindi utilizzarlo in battaglia. Il popolo del fuoco vuole prendere il dominio di tutto e fa la guerra a chiunque sterminando in primis i dominatori. All’improvviso però emerge l’Avatar, ovvero il prescelto, l’unico a dominare tutti e 4 gli elementi, rimasto congelato per cento anni tra i ghiacci. Il problema è che è un bambino.

Poteva venire una cosa carina e intrigante ma soprattutto seriale (il film finisce promettendo dei seguiti che difficilmente arriveranno), invece…. Invece come al solito a reggere la baracca è l’idea di cinema e soprattutto di regia di Shyamalan, sempre piena di inventiva, di soluzioni, trovate e azzardi arditi e riusciti. Un giorno questo regista si deciderà a farsi scrivere i film dagli altri e allora finalmente conquisterà anche l’altra metà del pubblico.

Genio o truffa? Il tonfo al botteghino e con la critica di Shyamalan potrebbe essere la svolta o la fine della sua carriera? Qui le altre critiche

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