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L’amore buio, la recensione da Venezia67

Di Gabriele Niola

L amore buio Poster ItaliaRegia: Antonio Capuano
Cast: Alessandro Baricco, Luisa Ranieri, Valeria Golino, Gabriele Agrio, Fabrizio Gifuni, Irene De Angelis
Durata: 109 minuti
Anno: 2010

A me Capuano piace e non poco, i motivi sono molti ma sostanzialmente tutto gira intorno al fatto che non trovo esista un altro regista italiano in attività capace di raggiungere una meraviglia estetica simile e farne un uso che sia al 100% finalizzato al proprio racconto. Il suo cinema è ad oggi la miglior fusione (nostrana) di forma e contenuto e in più a dei guizzi e un’audacia selvaggia (vedi l’imperfetto Luna Rossa) che adoro.
Ecco perchè sono particolarmente deluso da L’amore buio. Perchè da Capuano si pretende sempre di più. E lo si fa a ragione. Vederlo fare la fine di molti altri mediocri è uno spreco.

Per farla breve L’Amore Buio ha tutti quei difetti che solitamente imputiamo al cinema italiano quando siamo di cattivo umore e vediamo tutto nero. Un film che pretende compassione e compartecipazione invece di conquistarsela, che posiziona di continuo gli attori in ambienti studiati per fargli fissare il vuoto in silenzio pretendendo che sia espressivo, che punta alla poesia proponendo solo il risultato (la frase “poetica”) senza il processo che la rende tale e (male dei mali) un film che ancora una volta propone senza idee la dialettica propria solo di una minoranza del paese, cioè quella tra vita annacquata alto broghese-intellettuale e aspirazioni vitali basso-popolari.

Si racconta di un ragazzo carcerato e una ragazza intrappolata in convenzioni borghesi, le quali per metafora sono anch’esse un carcere, entrambi sono di poche parole, entrambi vedono uno psicologo, entrambi reagiscono in maniere assurde e in più sono legati da un fatto, quello che ha fatto finire in galera il primo. Lui è un poveraccio, lei è praticamente ricca, annoiata e insoddisfatta. Devo davvero aggiungere altro?

Il cinema italiano in tutto il suo dramma? Qui le altre critiche

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