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I’m still here, la recensione da Venezia67

Di Gabriele Niola

Im Still Here Poster USA 01Regia: Casey Affleck
Cast: Joaquin Phoenix, Geoff Koch, Kellie Coffey
Durata: 120 minuti
Anno: 2010

Il primo film da regista di Casey Affleck è un caso di truffa poco riuscita ma di esperimento mirabile. Il fratello del più noto Ben insieme a Joaquin Phoenix ha infatti inscenato il ritiro di quest’ultimo dalle scene in maniera abbastanza veritiera, contremporaneamente riprendendo il tutto con la scusa ufficiale di voler fare un documentario sulla svolta. Dunque mentre Phoenix non rilasciava interviste, incontrava produttori discografici, non rispondeva a Letterman, si umiliava davanti a P.Diddy (e ce ne vuole!) e via dicendo Affleck riprendeva tutto. In molti hanno sospettato la truffa ma loro sono andati avanti fino alla conferenza stampa di Venezia, in cui Phoenix non si è presentato e Affleck ha detto che è tutto vero. Una delle contaminazioni più forti che ricordi tra finzione e realtà.

Tutto vero non può essere, è evidente se si vede il film, perchè troppo idiota sarebbe Phoenix e soprattutto per alcune forzature di messa in scena che sono palesemente frutto di una preparazione ad arte.
Ad ogni modo l’idea di riprendere ciò che succede nella vita di una persona così nota ed importante nel momento in cui fa un annuncio shock, per quanto cretino, e decide, sebbene senza arte nè parte, di cambiare carriera poteva essere comunque interessante.

Con alcuni momenti da Sacha Baron Cohen in cui ci si prende gioco degli ignari astanti e altri che vorrebbero essere sinceri, I’m still here però arranca troppo per riuscire nella sua impresa. Il fallimento è dunque proprio di Affleck, regista non abile quanto il fratello, incapace di selezionare il materiale strettamente indispensabile e di montarlo in maniera snella e asciutta. Soprattutto incapace di dare al tutto una vera direzione.
Non si sa esattamente il progetto che ambizioni avesse e come sia stato condotto (improvvisando sempre? Cercando di dare una direzione agli eventi?) ma l’impressione è che si volesse davvero riprendere la vita nel suo svolgersi naturale, con l’inconveniente però dell’incapacità a rendere il protagonista di questa vita davvero interessante.

Truffa o artista? Idea metacinematografica interessante, punto di svolta del documentario o prodotto malriuscito? Qui le altre recensioni

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