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Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, la recensione da Venezia67

Di Gabriele Niola

Regia: Hark Tsui
Cast: Andy Lau, Tony Leung Ka Fai, Carina Lau
Anno: 2010

Il titolo dice già tutto. Il più classico degli sfondi da Cina medievale fa da ambientazione per una storia in purissimo stile Conan Doyle, con tanto di spiegazioni chilometriche e orchestrazione classica: avvenimento di un crimine inspiegabile, assoldamento del detective, indagini, confronto con il nemico che non si risolve, altre indagini, svolta, confronto finale. Il punto è che, dopo le ultime esperienze festivaliere di roba di Tsui Hark, ero entrato parandomi il viso con le braccia incrociate per il timore dell’ennesima vaccata con il botto. E invece….

Invece Detective Dee (per far prima) è un film che scorre rapido, dallo svolgimento intelligente, dall’azione ben diretta e che soprattutto centra il punto di questo genere di storie, adattando con grande intelligenza allo scenario e alla mistica cinese una serie di dinamiche principalmente occidentali (anzi azzarderei principalmente britanniche) come il razionalismo esasperato che riporta al materialismo e alla logica fatti apparentementi soprannaturali.
La storia parte da un omicidio che sembra venire da una divinità: un uomo toglie dei sigilli sacri e comincia a bruciare da dentro fino a che di lui non rimane cenere e lo stesso capita ad altri che si intromettono. A quel punto viene chiamato l’ex prefetto Dee, recluso 8 anni prima dalla reggente per aver tentato di rovesciare il sistema, l’unico talmente abile da poter risolvere il caso.

Holmes, anche nella sua ultima declinazione, è un superuomo d’azione perfetto, Dee gli è parente alla cinese (più calci) con anche un inedito gusto per le trasformazioni facciali tipico dei cineasti hongkonghesi. Non c’è possibilità di capire il colpevole ma il piacere sta nel vedere la geniale mente di Dee all’opera e come coniughi un processo investigativo fenomenale ad una mancanza di scrupoli e una disperazione (tutti lo vogliono morto, anche chi lo ha liberato e gli ha commissionato il lavoro) da film noir.
Certo mancano totalmente i guizzi da Hark ma vedere di nuovo un suo film decente, che scorre e che intrattiene con grande piacere è una gioia.

Tsui Hark torna spensierato e giocondo cavalcando il ritorno di Conan Doyle o vende la sua anima? Qui le altre critiche

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