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La Città Invisibile – Recensione in anteprima

La Città Invisibile – Recensione in anteprima

Di Redazione

Regia:  Giuseppe Tandoi
Cast:  Nicola Nocella, Gabriele Cirilli, Riccardo Garrone, Roberta Scardola, Leon Cino.
Durata:  1h 30m

Opera prima per il giovane Giuseppe Tandoi, La Città Invisibile si propone di toccare una di quelle ferite ancora scoperte nel nostro tessuto sociale, il terremoto d’Abruzzo. Affrontare uno di questi temi è socialmente una missione, narrativamente è complesso far quadrare l’intrattenimento su uno sfondo tragico ma, nessun problema, il film non arriva proprio a scavare in questa problematica, si ferma in superficie.

Non c’è voglia di documentare, di testimoniare come le cose siano cambiate, il silenzio di cui tutti parlano non arriva: a volte anche in maniera abbastanza frustrante avremmo voluto che continuassero alcuni fotogrammi della città senza che nessuno dicesse o facesse nulla.

Quasi tutto il cast non vanta una carriera cinematografica importante, ma non è questo il problema del film: non crediamo che cambiando le componenti il prodotto finale sarebbe stato migliore. Meritano menzione la figura del vecchio eccentrico e giudice (un buon Riccardo Garrone) che a volte sconfina nel narratore (sarebbe stata una buona intuizione se non fosse stata utilizzata in maniera così approssimativa) e la breve apparizione di un ottimo Nicola Pignataro nei panni di un militare a guardia della tendopoli.

Nota speciale per la colonna sonora ai limiti del disastroso, dove allegre musiche da Sit-Com americana 80’s si alternano a spaccati di tensione e a pezzi punk rock facendo sbandare continuamente l’orecchio dello spettatore.

L’immagine delle tende blu con la città sullo sfondo occupa più della metà della locandina e questo film forse prende più visibilità di quanta ne dia a questa tragedia.

La città è davvero invisibile.
L’Aquila fa tragicamente da sfondo a un intreccio di storie da teenagers che non lasciano il segno, durante il film sembra che le mascherine servano il buonismo e la banalità.

L’Aquila, che addirittura porta il titolo di questa pellicola, non figura come protagonista, ma al massimo come piccola comparsa che guarda triste cosa succede seduta in disparte su uno dei suoi resti palpitanti.

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