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Giustizia Privata, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Giustizia Privata Poster ItaliaRegia: Gary Felix Gray
Cast: Gerard Butler, Jamie Foxx, Michael Gambon, Leslie Bibb, Colm Meaney, Theresa Randle
Durata: 108 minuti
Anno: 2010

Da Seven in poi il cinema dei grandi piani, delle grandi orchestrazioni che si srotolano davanti ai nosri occhi con impressionante metodicità ha ricevuto un consenso e quindi una fortuna produttiva sempre crescente. Giustizia privata è un tipico esempio della sua degenerazione.
Si racconta di un padre di famiglia a cui vengono uccise e violentate moglie e figlia sotto i suoi occhi. La sua sete di giustizia però si infrange contro il sistema, il suo avvocato infatti gli spiega che non sarà possibile avere il massimo della pena per i colpevoli (benchè siano stati catturati) poichè mancano molte prove e senza prove non c’è giustizia. La cosa avrà devastanti conseguenze dopo un ellisse di 10 anni in cui è stato messo a punto un piano di vendetta mostruoso.

Se potessi usare una sola parola per questo film sarebbe “implausibile”. Anche con tutta la buona volontà e la disposizione ad accettare un’americanata con le sue assurdità fantasiose, il problema di Giustizia Privata è che va oltre la decenza nel presentare un pianificatore onnipotente, in grado di prevedere qualsiasi cosa con 10 anni di anticipo sui fatti.
Se il tema, come viene ricordato con una certa insistenza, è quello dei confini della legge e l’opportunità di colmare autonomamente le inadempienze giuridiche (il protagonista ha un legittimo desiderio di rivalsa ma lo espleta nella maniera più condannabile), il modo in cui si giunge ad una conclusione lascia esterrefatti.

Lungi dal voler porre degli interrogativi e mettere in dubbio le convinzioni dello spettatore medio sulla necessità di rispettare l’ordinamento o la possibilità di colmarlo autonomamente, Giustizia Privata mette in scena un folle che esagera sotto tutti i punti di vista in preda al furore vendicativo, di fatto rendendo la sua parabola simile a quella di un deviato e non più paradigmatica di un individuo esasperato. Non c’è un’idea vera e paradossalmente rivoluzionaria dietro l’agire del protagonista, più un piano da cattivo dei fumetti, privo quindi del fascino di chi dà l’impressione di essere inarrestabile ma colmo del ridicolo di chi dovrebbe esserlo davvero.

Legal-political-thriller o boiata-implausibil-americanata? Qui le altre critiche

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