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Twilight -Eclipse, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

The Twilight Saga Eclipse Poster italiaRegia: David Slade
Cast: Kristen Stewart, Robert Thomas Pattinson, Taylor Lautner, Billy Burke, Peter Facinelli, Elizabeth Ann Reaser, Nikki Reed, Ashley Greene, Jackson Rathbone, Kellan Lutz, Xavier Samuel, Bryce Dallas Howard, Jodelle Ferland, Dakota Fanning
Durata: 121 minuti
Anno: 2010

Pensare di trascurare la saga di Twilight equivale a disinteressarsi del mondo in cui si vive. Scelta legittima ma disprezzabile.
Certo i film della serie non hanno mai brillato per valori cinematografici, ritmo o intrattenimento di classe e questo terzo, Eclipse, non fa che peggiorare, riducendo l’azione (comunque diretta molto male e in maniera svogliata, confusa e pressapochista, come dimostra lo stupido colpo di scena finale dell’unica battaglia del film), aumentando a dismisura i dialoghi ripetitivi tra i due protagonisti Bella ed Edward, mettendo a dura prova la pazienza degli spettatori non appassionati che si vedono sottoposti lungo tutto il film alla continua reiterazione della stessa dinamica (la ragazza dubbiosa sui suoi due uomini) e infine proponendo ancor di più una visione oscurantista del sesso.
Tuttavia a differenza di altre saghe cinematografiche di grande successo come I pirati dei Caraibi o Harry Potter (per citare quelle degli ultimi anni), quella di Twilight non è per tutti, non cerca cioè di accattivarsi spettatori di ogni tipo, sesso ed età in un’ottica generalista ma è anzi molto tematica e indirizzata ad un pubblico ristretto (pur nella sua grandezza). Testimonianza ne sia il fatto che esce al cinema in questi giorni senza temere i Mondiali di Calcio.

Le altre saghe vincono riproponendo in una buona confezione dinamiche, figure e archetipi eterni (il mistero della magia, l’eroismo giovanile, l’avventura esotica, l’uomo forte e via dicendo), differenziandosi da ciò che già è stato per la forma filmica scelta. Twilight invece a modo suo, pur partendo da una certa classicità, sovverte tante dinamiche e trova un successo di nicchia con modalità imprevedibili. Twilight (al cinema) nella sua pochezza formale è un trionfo di contenuti commercialmente perfetti per i nostri anni e per questo imperdibile.
A differenza della versione letteraria quella cinematografica deve operare la solita, inevitabile sintesi, deve quindi scegliere con ancora più accuratezza cosa mostrare e su quali elementi puntare, rivelando con maggiore precisione i segreti di questo successo e i desideri (espressi e non) che queste generazioni aspirano vedere proiettati sullo schermo.

Non può non sorprendere come innanzitutto la storia sia tutta orchestrata intorno a due che già si amano e che di questo sono certi, e non come al solito intorno ad una tensione verso il raggiungimento di un amore, come si basi sull’inevitabile cesura e l’odio tra razze (vampiri, lupi e umani), come proponga una figura maschile debole e poco virile (specie in confronto alla controparte licantropa decisamente più “potente” seppur perdente) e una femminile che sembra il solito “motore immobile” ma che in realtà è centro dell’universo e unica ragione di vita di una serie di maschi (i due amanti e il padre) di fatto al suo comando, come non abbia nulla di divertente in un’epoca in cui l’alleggerimento comico è presente in tutti i prodotti e come infine parli di amore senza sesso e di “attesa per il matrimonio” (si, avete letto bene!) ad una generazione che, come poche altre in precedenza, non ha il minimo problema a non aspettare.

Certo lo si è detto tante volte che trattasi di prodotto “emo”, ovvero dark in un senso ancor più disperato e sentimentale, fondato sull’esibizione del dolore e dell’escoriazione fisica esteriore come metafora di una ferita interiore (il sangue nell’immaginario emo è fondamentale da cui la scelta del tema vampiresco, molto lontano dalla mitologia in materia ma traboccante di allegorie con al centro il sangue, di cui questa terzo capitolo in particolare fa abbondante uso), ma è anche vero che il pubblico di Twilight non è solo quello “emo” e che quindi il successo della saga dimostra come quel tipo di valori (amore iperbolico, autolesionismo, dialettica potenza/sentimento, irragiungibilità della felicità….) siano oggi più trasversali di quanto non si possa credere.

E’ questa più di tutte la saga più caratteristica del decennio? Gli elementi vincenti di Twilight non sono anche i più caratteristici delle ultime generazioni? Qui le altre critiche

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