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07 giugno 2010 • 13:20 • Scritto da Gabriele Niola

Il segreto dei suoi occhi, la recensione

Denso, impegnato ma dotato di un'attitudine all'intrattenimento spiccato, il premio Oscar come miglior film straniero non delude
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Il Segreto dei suoi occhi Poster Italia 01Regia: Juan José Campanella
Cast: Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Javier Godino, Guillermo Francella
Durata: 127 minuti
Anno: 2010

Vincitore a sorpresa del premio Oscar come Miglior film straniero nell’anno di Il profeta e Il nastro bianco, Il Segreto dei suoi occhi affronta il giallo del libro da cui è tratto con un’attenzione agli elementi cinematografici in grado di sbriciolare tutto quello che di letterario si può comunque intuire. Se infatti da un parte il respiro della storia, la complessità della trama e e la classicità dei personaggi gridano a vivavoce “LIBRO”, dall’altra il grandissimo lavoro fatto sugli attori e sui piccoli gesti rimanda ad una dimensione cinematografica. Detto semplificando contenuto letterario in vera forma filmica, una cosa banale ma ben fatta. Che non è frequente.

La storia funziona e molto! Altra cosa non usuale nei gialli moderni. La parte che comunica più direttamente con la fonte letteraria è infatti riportata con rigore cinematografico e una vasta conoscenza di come si debbano raccontare le trame al cinema. Al contrario gli altri significati del film, dal contesto storico ai rapporti tra i personaggi che sottendono tutta la storia sono puramente frutto di un lavoro sulla messa in scena e sul linguaggio filmico.

A parte il clamoroso (finto) pianosequenza al centro del film, che è un concentrato di tutto quello che si deve sapere su come si racconti qualcosa al cinema, Il segreto dei suoi occhi trabocca di idee, trovate e soprattutto delicatezze unicamente finalizzate a confermare le convenzioni del genere ma con stile.
La storia d’amore che sembra non consolidarsi mai, i personaggi tormentati, lo scontro di intelligenze, tutto è raccontato con una minuzia filmica incredibile. Campanella riesce a far notare minuscoli gesti, piccole occhiate o anche speranze nascoste in fondo ad uno sguardo che rimane inquadrato per meno di un secondo ma che è indimenticabile.

Premio meritato? Il film nelle corde del cinema di Hollywood meritava di trionfare sulle due opere più autoriali passate a Cannes? Qui le altre recensioni

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