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Gentlemen Broncos, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Gentlemen Broncos Poster ItaliaRegia: Jared Hess
Cast: Sam Rockwell, Michael Angarano, John Baker, Jennifer Coolidge, Halley Feiffer
Durata: 90 minuti
Anno: 2009

Al terzo film quella di Jared Hess comincia ad essere una filmografia dotata di uno stile talmente forte che rischia di diventare un limite. Non lo è ancora per fortuna, almeno non in Gentlemen Broncos che anzi utilizza tutto ciò che rendeva godibile Napoleon Dyanmite per andare anche oltre.

Con i consueti silenzi espressivi, le fissità comiche e l’idea di raccontare i personaggi a partire dalla loro immagine e solo poi con ciò che dicono o pensano, il cinema di Jared Hess oltre ad essere comico in una maniera totalmente personalmente e follemente unica, è anche uno dei più realmente anticonformisti.
Da quando il Sundance Film Festival ha creato uno stile più omologato tra i film indipendenti americani abbiamo cominciato a vedere (finalmente!) gli americani grassi. Cioè abbiamo cominciato a vedere storie in cui i personaggi somigliano alle persone e da lì sono arrivate anche trame e intrecci più attaccati al quotidiano e via dicendo. Eppure in fondo, lo si è detto più volte da tante parti, i film indipendenti in stile Sundance rimangono indulgenti, buonisti e “americani” nel senso di “incastrati in dinamiche di autoassoluzione”.

Ecco Jared Hess sta da un’altra parte, lui è davvero spietato con i suoi personaggi, anche quando questi hanno un talento e sono stimabili. Sempre bloccati in una moda e in atteggiamenti appartenenti all’epoca sbagliata rispetto a quella che vivono (l’inizio degli anni ’80 per Napoleon Dyanmite e gli anni ’80 pieni in questo caso), i suoi perdenti irrimediabili non sono cialtroni e pieni di cuore come quelli di Michel Gondry, sono cialtroni davvero. E basta.
Tristi fino al midollo, sconsolati, stupidi e anche vagamenti vanesi (in una maniera tutta loro) gli americani di Hess sono per davvero uomini orribili e questo viene raccontato a partire da musiche, abiti, ambienti e dettagli di composizione di una maniacalità incredibile (in questo film il personaggio orribile dell’angelo custode ha delle pose plastiche che da sole sono un trattato di estetica degli anni ’80).

Al centro di Gentlemen Broncos c’è un ragazzo che scrive storie a tinte forti nello stile della peggior fantascienza di serie C e sebbene il suo mito sia molto peggio di lui, sebbene il “regista” che incontra, e che vuole fare del suo soggetto un film, sia ancora peggiore di entrambi, non si riesce a provare vera empatia con lui. Da questo distacco, che per lo più è operato con la comicità e l’umiliazione continua, Jared Hess ci mette davvero fronte all’inevitabile e scomoda scelta di stare dalla parte di orrendi e autentici perdenti senza cuore (e anche abbastanza bastardi e vigliacchi con chi gli vuole bene) o crederci migliori.

Oltre il demenziale e oltre l’americano la comicità di Jared Hess è per pochi o per molti. Di culto con Napoleon Dymanite ripeterà l’exploit? Qui le altre critiche

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