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Alice, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Alice Poster ItaliaRegia: Oreste Crisostomi
Cast: Catherine Spaak, Gisella Sofio, Anna Longhi, Camilla Ferranti, Fioretta Mari, Giulio Pampiglione, Massimiliano Varrese
Durata: 99 minuti
Anno: 2010

Non avevo mai visto un film arrancare e trascinarsi così tanto e così a lungo come Alice. Come i soldati che strisciano nel fango per arrivare alla meta, così il film sembra disperatamente cercare di arrivare al 99° minuto per chiudersi.
Partendo da una trama che vede la protagonista brutto anatroccolo pronta a diventare carina con un taglio capelli a metà film (che poi non ha più economia), introversa e chiusa in un mondo banalmente artistico (scrive poesie e va a vedere performance surreali che lo stesso film vuole prendere in giro) si fa fatica a capire cosa questo film voglia essere. L’unica cosa chiara sono le aspirazioni: altissime.

Alice probabilmente vorrebbe essere un film complesso, in grado di scavare dentro l’animo di un personaggio outsider di questa società e contemporaneamente descrivere un momento storico (molti e continui i riferimenti, solo a parole e contraddetti dai fatti, alla crisi economica e all’omofobia), senza però riuscire mai a coinvolgere e convincere che quella che si vede su schermo possa essere una vita vera o un’autentica rappresentazione di essa.

Indeciso sui registri e oscillante tra il serioso e il grottesco involontario Alice fa un cattivo uso di tutto ciò che è a latere dei personaggi. Non solo vanta un cast poco dotato quanto a recitazione (e, a sua discolpa, anche diretto malissimo) ma inserisce gli attori in scene ed ambienti totalmente implausibili, fasulli e spesso dal registro sbagliato.
Se si lodano film che a fronte di un budget esiguo riescono a creare il medesimo effetto di immersione di altri per i quali sono stati spesi vagonate di soldi, occorrerebbe anche operare il ragionamento inverso, ovvero considerare quei film che a fronte di budget medio-piccoli riescono ad usare nella maniera peggiore tutto quello che hanno.

Tra personaggi che esprimono i loro pensieri a voce alta, momenti abbastanza imbarazzanti, idee che si intuisce vorrebbero essere alte ed intellettuali mentre non lo sono per nulla e, visto il titolo, momenti Paese-Delle-Meraviglie-Onirico o Alice-di-Woody-Allen (ovviamente entrambi urlati in faccia allo spettatore per essere sicuri che l’attenzione sia su chi quei riferimenti li ha pensati e non sul loro funzionamento nel film), la caratteristica più strana del film rimane quella che si diceva all’inizio ovvero il suo procedere senza nè capo nè coda.
Forse l’idea era approfondire tutti i personaggi o forse semplicemente si voleva applicare uno stile che giustapponga situazioni ad uno sviluppo più lineare, difficile a dirsi, fatto è che Alice è un susseguirsi di brutti momenti di cinema blandamente legati tra loro che fanno pensare più all’ego del regista (che alla fine si inquadra anche in un momento di meta-cinema da seppuku) che ai problemi di sceneggiatura.

Che voleva essere questo film? Qual era il progetto originale e che è successo poi? Qui le altre critiche

Cinema chiusi fino al 3 dicembre, QUI gli ultimi aggiornamenti.

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