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The Final Destination 3D, la recensione in anteprima

Di Filippo Magnifico

The Final Destinatio 3D Poster Italia 01Regia: David R. Ellis
Cast: Bobby Campo, Shantel VanSanten, Mykelti Williamson, Nick Zano, Haley Webb, Krista Allen, Richard T. Jones, Billy Slaughter, Rebecca Newman, Victor Hugo Palacios, Phil Austin, Martha Twombly, Brendan Aguillard, Cecile Monteyne
Durata: 81 minuti
Anno: 2009

Durante una gara di auto da corsa, un ragazzo ha una premonizione, grazie alla quale riesce a salvare lui, i suoi amici e un gruppo di persone da morte certa. La gioia di essere sopravvissuti lascia presto spazio alla disperazione. Il destino non si può cambiare e la morte deve fare il suo corso.

In fondo ad un qualsiasi Final Destination non serve molto per dirsi compiuto: un abbozzo di trama, qualche giovane speranza del cinema da far morire nel modo più assurdo e il gioco è fatto. Certo, possedere queste caratteristiche non lo rende per forza un buon prodotto, soprattutto se non viene cambiato di una virgola dal 2000, anno di uscita del primo capitolo della saga. Ci voleva un’idea che portasse un ventata d’aria nuova, sbloccando gli ingranaggi di un franchise che ormai aveva ben poco da dire, e i produttori l’hanno avuta: il 3D. Cosa succede? Che anche questo The Final Destination è uguale a tutti gli altri, solo che questa volta gli schizzi di sangue e i vari utensili, che mai avreste potuto pensare in grado di uccidere una persona, vi arrivano dritti in faccia. Alla fine non gli serviva altro, lo spettacolo funziona, ma mette anche in evidenza il fatto che questa saga ha ormai da tempo sparato le sue ultime cartucce. Ed è stato proprio il modo in cui l’hanno concepita che gli ha tagliato le gambe. Volendolo paragonare a Saw, l’altro franchise horror del momento, Final Destination perde proprio perché non ha mai potuto poggiarsi su una base solida. Non ha mai avuto un personaggio fisso cui potersi riferire, come Jigsaw, ma solo un canovaccio da declinare all’infinto. Una corda troppo esile, che ha retto anche più del tempo previsto.

Se togliete questo cosa rimane? Un gruppo di perfetti sconosciuti, provenienti più che altro dalla televisione; un regista, David R. Ellis, il cui titolo migliore finora è Snakes on a Plane (e questo la dice lunga); qualche scena ben orchestrata e un paio di brividi da dolby. Il tutto per dar vita ad un remake che da quasi dieci anni continua a spacciarsi per sequel.

E’ giusto spremere un franchise fino all’osso? Non sarebbe meglio fermarsi quando il nome è ancora intatto?

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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