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28 maggio 2010 • 10:52 • Scritto da Filippo Magnifico

Saw VI, la recensione in anteprima

Può piacere o non piacere, ma è un dato di fatto: di tutti i franchise horror che si sono sviluppati negli ultimi anni, Saw è stato l’unico a rimanere a galla...
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Saw VI Poster Italia 01Regia: Kevin Greutert
Cast: Tobin Bell, Shawnee Smith, Costas Mandylor, Betsy Russell, Karen Cliche, Mark Rolston, Tanedra Howard, Peter Outerbridge, Jon Mack, James Gilbert, Shawn Ahmed, Devon Bostick, James Van Patten, Caroline Cave, Shauna Macdonald
Durata: 90 minuti
Anno: 2009

Dopo la morte dell’Agente Strahm, il Detective Hoffman è pronto a continuare indisturbato l’opera di Jigsaw. Questa volta l’anima da “redimere” è quella di William Easton, che lavora nel campo delle assicurazioni mediche. L’uomo, che ha sempre deciso per la vita degli altri, si troverà coinvolto in un estremo gioco di morte. Nel frattempo l’FBI comincia a sospettare di Hoffman.

Può piacere o non piacere, ma è un dato di fatto: di tutti i franchise horror che si sono sviluppati negli ultimi anni, Saw è stato l’unico a rimanere a galla, consacrando un personaggio – Jigsaw – entrato di diritto nella Hall of Fame del cinema di genere e ricreando quella tradizione tanto cara alle pellicole anni ‘80/’90. Certo, chi lo accusa di aver subito una parabola discendente non ha tutti i torti, ma bisogna anche dire che si tratta di un’involuzione coerente con il suo percorso e del tutto in linea con quella toccata alle vecchie saghe di un tempo (Nightmare, Halloween, Venerdì 13). Lo sanno bene i produttori – che hanno fatto prendere alla storia una piega tale che praticamente la si può continuare all’infinito – e lo sa il pubblico appassionato, che ogni anno attende questo momento. Arrivato al sesto capitolo, dopo un quinto abbastanza deludente, l’Enigmista dimostra di avere ancora qualcosa da dire, e lo fa nella maniera che più gli si addice: scene al limite del sopportabile, sadismo portato all’estremo, un colpo di scena finale tutto sommato niente male e un’evidente critica nei confronti del sistema sanitario americano (che si potrebbe definire il vero serial killer della storia). Il tutto racchiuso nel tempo standard di un’ora e mezza, che gli permette di aggirare tranquillamente ogni pesantezza narrativa.

In conclusione niente di nuovo sotto il sole, ma bisogna anche dire che aspettarsi qualcosa di più sarebbe stata solo un’inutile pretesa. Dal secondo episodio in poi Saw è diventato un grande baraccone grandguignolesco, che risponde alle esigenze dei più riusciti tunnel dell’orrore. Regia, recitazione, coerenza, sono dei lussi di cui può fare tranquillamente a meno. Prendetelo per quello che è dunque, perché tanto l’anno prossimo ci ritroveremo di nuovo qui a parlarne. Pare per l’ultima volta.

Saw come unica testimonianza di una tradizione horror un tempo florida, e ora quasi del tutto scomparsa. Cosa ne pensate?

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