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Kick-Ass: la recensione in anteprima

Di Marco Triolo

Kick-Ass Final Poster USA

Anche se una data d’uscita italiana non è ancora stata stabilita, noi di ScreenWEEK abbiamo avuto modo di vedere in anteprima Kick-Ass, l’atteso cinecomic diretto da Matthew Vaughn. Il verdetto?

Assolutamente positivo, anzi entusiasta. E’ difficile liquidare in due parole un film come questo, ma quello che è certo è che, dopo averlo visto, ho capito perché i distributori italiani abbiano paura ad acquistarlo per il mercato nazionale: Kick-Ass ha un target sfuggente ed è un oggetto difficile da classificare. A un livello più superficiale, possiamo dire che si tratta di un divertentissimo film d’azione – tratto, come saprete, da un fumetto di Mark Millar e John Romita Jr. – girato divinamente da un Vaughn che dimostra una volta per tutte di saperci fare dietro la macchina da presa. Vaughn si diverte un sacco, lascia libero il suo lato più pulp, sboccato e sopra le righe. In questo senso, Kick-Ass funziona divinamente, ma sotto questa facciata si nasconde un’opera ben più complessa e stratificata.

Al centro del film c’è l’onesta storia di un teenager emarginato (Aaron Johnson, un giovane da tenere d’occhio) che si traveste da supereroe più per vendicarsi della società che lo ha bollato come “sfigato”, che non per un vero senso di giustizia. Accanto a lui, Nicolas Cage e Chloe Moretz brillano nei ruoli di Big Daddy e Hit Girl, un duo di spietati giustizieri che sono anche un ironico omaggio a Batman e Robin. Cage è contenuto ed efficace, ma la Moretz surclassa tutti in energia e ruba la scena anche al protagonista. La sua Hit Girl è sboccata e senza scrupoli, capace di affettare eserciti di persone con le sue affilatissime lame. Eppure, il rapporto tra i due è qualcosa di toccante: c’è vero affetto, sepolto sotto i litri di sangue che si lasciano alle spalle nella loro crociata contro il crimine. Anche loro sono mossi da vendetta: in questo caso contro il boss Frank D’Amico, un asciutto e solido Mark Strong. A chiudere il cast ci pensa Christopher Mintz-Plasse nel ruolo del figlio di Frank, il nerd Chris, che diventa il supereroe Red Mist.

Il film è moralmente ambiguo: non si capisce mai quanto Dave/Kick-Ass sia un eroe o un semplice lunatico con manie di grandezza, e tutto il finale è un’orgia di sangue che dovrebbe portare giustizia ma lascia aperti molti quesiti di carattere etico. La conclusione, molto amara, è che nella realtà gli eroi senza macchia non esistono, e l’unico modo per combattere la violenza è attraverso una violenza ancora maggiore. Un pugno nello stomaco che non ci si aspetta, in un film di uomini in calzamaglia. La violenza esibita, quasi splatter, è dunque totalmente giustificata e intesa a provocare forti reazioni e a sollevare tante domande.

Un altro livello di lettura riguarda una disamina del ruolo dei media – e in particolare di internet – nella società di oggi: è la rete, con YouTube, MySpace e compagnia, a decretare l’ascesa di Kick-Ass, che in breve diventa un fenomeno mediatico. Ed è la gente comune, armata di cellulari e fotocamere, a immortalarne le gesta, prima ancora della stampa ufficiale. Il tutto è gestito con intelligenza, senza appesantire la struttura di un’opera che, come detto, diverte, intrattiene e fa anche molto ridere. Speriamo davvero esca presto anche da noi: Kick-Ass va gustato su grande schermo, con una bella confezione di pop corn, e rivisto centinaia di volte per coglierne ogni sottigliezza sfuggita alla prima visione. Se il buon giorno si vede dal mattino, Vaughn potrebbe essere uno dei grandi registi di domani.

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