Cronache dal festival del glamour
Ieri mattina quando sono uscito di casa per strada c’era un riccio squartato. Quando sono tornato alla sera stava ancora lì e pure stamane.
Nel bel mezzo della carreggiata un riccio con le budella di fuori in una chiazza di sangue. Sembrava una sorta di avvertimento mafioso, forse l’equivalente locale della testa di cavallo nel letto. Un equivalente più pigro, che lo si lascia in strada senza stare a scassinare tutto. Con Juan Les Pins e la sua classe da Costa Azzurra già è amore.
Ad ogni modo non lascio che un riccio squartato in una chiazza di sangue di fronte casa mia rovini il senso del glamour e mi reco ad un’altra giornata di festival, conscio che i miei progressi sono tali da spaventare la popolazione locale.
Si sta cominciando a porre il fastidioso problema dell’entrata alle proiezioni per la stampa. “Le caste le hanno inventate in India ma perfezionate qua” mi aveva avvertito un amico/collega/superiore, spiegandomi che a Cannes esiste un karma festivaliero. Come in un romanzo di Orwell l’ufficio stampa centrale valuta che tipo di creatura tu sia e quanto sia degno di stima per il lavoro svolto, in base a questo ti assegna un badge di colore diverso. I colori indicano le priorità e l’entrata in sala è subordinata a tali colori: prima i rosa, poi (quando hanno finito) i celesti e infine i gialli con tutto il resto della marmaglia, sempre se rimangono posti. Io sono giallo.
Non che la cosa influisca sul glamour (per carità!) ma occorre essere tra i primi della fila dei gialli per sperare di entrare poiché i posti che solitamente rimangono liberi sono pochissimi e se nemmeno sei tra i primi della tua fila…… Questo si traduce nel mettersi in coda circa un’ora prima dell’inizio del film sapendo che potrebbe benissimo essere inutile e che se protesti (l’ho visto accadere davanti ai miei occhi) il festival ti ammonisce ufficialmente ed è libero di cacciarti. Praticamente 1984.
Ieri non mi hanno fatto entrare ad un film coreano, non è stato bello e temo per la proiezione del film di Woody Allen che, per di più, si svolgerà nel weekend, il momento più affollato.
Dato che è l’evento centrale del finesettimana e che le diverse testate che mi danno da mangiare non vogliono nemmeno sentire che io non sono entrato alla proiezione e quindi non possa scrivere l’articolo, le soluzioni alternative sono due: 1) Fingersi invitato speciale presentandosi in smoking alle 11 del mattino con accanto una moglie asiatica che in precedenza si era adottata 2) Chiudersi in bagno dalla proiezione precedente.
E’ probabile che la scelta ricadrà sul secondo clamoroso espediente che ha tutto il sapore dei migliori giorni del liceo e che si porta dietro tutta la storia delle furberie italiane disprezzate dai francesi. Sarebbe quasi un atto nazionalista, se non fosse dettato dalla disperazione.