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Draquila, la recensione

Di Gabriele Niola

Draquila Poster ItaliaRegia: Sabina Guzzanti
Cast: Sabina Guzzanti
Anno: 2010

Draquila e’ un film cinematograficamente davvero povero. Non ha un immaginario di riferimento ne’ tantomeno e’ in grado di generare immagini che raccontino qualcosa, tutto quello che deve dire lo fa con la voce fuori campo o con le interviste alle persone. Non utilizza il comparto audio se non per far sentire le parole, ne’ tenta qualcosa di ardito. Draquila e’ in sostanza un documento di stampo televisivo allungato di qualche decina di minuti (e dotato di uno score) cosi’ da poter finire al cinema.

Detto questo Draquila fa pero’ un buon racconto. Prende fatti in linea di massima noti al suo pubblico di riferimento e li aggrega operando una narrazione fluida chiara e non eccessivamente faziosa, per quanto dichiaratamente di parte.
Sabina Guzzanti capisce di doversi levare dal proscenio e lascia spazio alle persone che una volta tanto non sono solo autorita’ o protestanti ma soprattutto il popolo a favore di Berlusconi, quegli aquilani sfollati e poi risistemati che credono e hanno fiducia nel premier.

In questo modo, oltre a raccontare la cronaca dei giornali e a fare qualche interessante connessione in piu’ (che tuttavia per quanto plausibile rimane arbitraria), Sabina Guzzanti riesce finalmente a mostrare qualcosa, ovvero il consenso nel suo farsi, l’effetto che fa un bambino baciato in piazza, un mocio vileda regalato o la scoperta delle intercettazioni, riesce insomma a mostrare il berlusconismo attivo di chi crede nell’uomo piu’ votato d’Italia: chi e’ il popolo di Berlusconi in una zona disastrata come l’Aquila, chi la’ dove tutti si lamentano e dove la vita sembra insostenibile e’ soddisfatto di quello che e’ stato fatto per lui e quali siano le sue ragioni.
Il documentario non nasconde una certa violenza e una certa cattiveria nei confronti di queste persone, violenza e cattiveria che si fa fatica a non condividere a prescindere dalle preferenze politiche, perche’ rivolte contro chi sceglie e rivolgere il proprio voto (e quindi decide le sorti del paese) sulla base di criteri che dire risibili e poco documentati e’ poco. E’ una cattiveria strisciante ma presente contro chi ha scelto per fini egoistici, per omofobia, per maschilismo, conservatorismo delle idee, timore, piccineria e ignoranza. Ed e’ la cosa piu’ cinematografica di tutto il film.

Documentario o pamphlet, accusa scriteriata o abile ricostruzione dei fatti? Tra realta’, menzogna, satira e reportage si muove un film che sara’ visto solo da chi e’ gia’ convinto. Qui le altre critiche

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