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Another Year, la recensione dal Festival di Cannes

Di Gabriele Niola

Regia: Mike Leigh
Cast: Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Peter Wight, Oliver Maltman, David Bradley
Durata: 130 minuti
Anno: 2010

Che cineasta Mike Leigh! Another Year è finalmente un capolavoro, il primo visto in questo festival.
Per questa pellicola il regista inglese sembra essersi proposto la cosa più difficile del mondo ma contemporaneamente sembra averla realizzata con una tranquillità e una semplicità (apparenti) da opera giovanile.
L’obiettivo è raccontare “un altro anno”, un altro anno nella vita di uno dei personaggi protagonisti (quindi nemmeno una protagonista vera), un altro anno passato e irrisolto, un altro anno al termine del quale nulla è cambiato e l’esistenza continua vuota e insulsa.

Come anticipato per arrivare a raccontare di quest’anno Leigh infarcisce il film di personaggi dei quali quello cruciale non è il più esposto, ci vorrà un po’ per comprendere chi tra le perone coinvolte sia quella del cui anno si sta parlando e anzi alla fine si ha l’impressione che tutto il film sia un lungo prologo all’inquadratura finale, splendida, muta e lacerante, ma solo perchè arriva dopo tutto quello che c’è stato.

Siamo dalle parti di Segreti e Bugie con il tono di La Felicità Porta Fortuna, ovvero un film di dialoghi (scandito dalle 4 stagioni) per lo più in interno e tra un numero ristretto di amici tra i quali intercorrono rapporti di tipo diverso. Dunque il terreno d’elezione di Leigh che come al solito dirige gli attori benissimo. Se già Sally Hawkins aveva stupito nell’ultimo film, in questo il discorso iniziato lì (su un possibile racconto leggero dei drammi della vita) è portato avanti dedicando a tutto il cast l’attenzione e la cura che lì era dedicata alla sola Hawkins.

Non manca, come si conviene in questo tipo di pellicole, una forte dimensione estetica, cioè la capacità di generare immagini che riescano a rendere i sentimenti più di quanto non facciano le parole, anzi utilizzando proprio quelle parole come trampolino di lancio per stampare in testa un quadro.
C’è una partita a golf che è il senso stesso dell’amicizia virile con le sue ombre proiettate sul green e un pranzo estivo in cui sembra di sentire il profumo dei fiori inebriare gli ormoni.
Personalmente io non avevo mai visto nessuno riuscire a rendere sullo schermo qualcosa di così complesso e stratificato come l’insoddisfazione personale che si ripete anno dopo anno.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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