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22 aprile 2010 • 12:10 • Scritto da Gabriele Niola

Matrimoni e altri disastri, la recensione in anteprima

Un film semplice e molto ruffiano che però non va sottovalutato per come nasconde un ritratto umano tra i più coinvolgenti dell'anno
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Matrimoni-e-altri-disatri-PosterRegia: Nina Di Majo
Cast: Margherita Buy, Fabio Volo, Francesca Inaudi, Luciana Littizzetto, Marisa Berenson, Antonio Petrocelli, Danilo Nigrelli, Nicoletta Boris, Mohammed Bakri
Durata: 102 minuti
Anno: 2010

Questo è un film di Francesco Bruni. Non lo dico a priori ma a posteriori, anzi prima di vedere Matrimoni e altri disastri non avevo notato che la sceneggiatura era scritta, oltre che dalla regista, anche da lui, il collaboratore di fiducia di Paolo Virzì.
La tentazione di attribuire tutto ciò che di buono c’è del film a lui e tutto ciò che c’è di male agli altri è forte e ovviamente fallace, di sicuro però è facile intuire come la componente migliore dell’opera sia quell’aria felicemente drammatica e irrisolta che aleggia continuamente e che rende passabili anche i momenti più dimenticabili.

Come spesso nel cinema fatto con Virzì si racconta di una vita non facile, non necessariamente dal punto di vista economico, quanto da quello di come caso e volontà si siano accaniti su una singola persona che tuttavia continua ad andare avanti come nulla fosse, raccogliendo proprio per questo motivo le mille lamentele e piccole beghe della varia umanità e che gli è intorno.
Questa volta però non è un giovane intellettuale di provincia quanto una ricca cinquantenne, sessualmente insoddisfatta e sentimentalmente a terra, che dalla sua vita ha tratto poco e niente ma che nonostante tutto non smette di andare avanti. Ed è proprio il suo continuo muoversi, tentare, sperare e iniziare nuove storie, progetti e follie che la mantiene più vitale di tutte le altre persone dalla vita più equilibrata che la circondano.

Matrimoni e altri disastri non è privo di momenti che fanno cadere le braccia, di dialoghi di un semplicismo imbarazzante e di luoghi comuni spacciati per grandi verità. Tuttavia il modo in cui Nanà, la protagonista, corre, inciampa, fa brutte figure, si rialza, sbatte, casca, si dimentica, fa gaffes e rimane incastrata in compiti umilianti non solo è divertente ma alla lunga genera senso (oltre a dimostrare come Margherita Buy sia la Brdiget Jones italiana). Il suo procedere quasi casualmente attraverso le volontà altrui sprigiona un sentimentalismo vitale che non è necessariamente romantico ma coinvolgente.

Non mancano a questo proposito i momenti topici da Francesco Bruni, come il pianto contenuto (e mai melodrammatico) che arriva al culmine di un climax di cui non ci si era resi conto, nè l’equilibrio tra l’ovvia ideologia di chi dirige e scrive e l’estremo rispetto delle opinioni diverse dalle proprie.
Con un cast ottimo per attirare pubblico e uno svolgimento estremamente ruffiano, che dà una pacca sulla spalla a chiunque voglia sentire legittimata quella che gli piace pensare sia la sua personalità (la sorella grande, irrisolta e altruista costretta ad organizzare il matrimonio di quella più giovane, carina, egoista e realizzata), alla fine il film parla di umanità in maniera più convincente del 70% dei film italiani con cui concorre.

Commedia sopra la media o commedia nella media? Matrimoni e altri disastri rivela un nuovo talento? Qui le altre critiche

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