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La storia del Peplum, parte 9: le parodie

Di Marco Triolo

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Il genere Peplum è per costituzione molto serioso: tra forzuti eroi, donzelle in pericolo e dei vendicativi non c’è molto spazio per l’auto-ironia, specialmente quando è imperativo far passare il tuo film girato con due lire per una colossale produzione d’oltreoceano. Eppure, proprio da questa seriosità scaturisce il materiale ideale per delle parodie coi fiocchi. Vediamone alcune.

Totò, che negli anni del suo massimo successo commerciale veniva incollato un po’ a ogni genere di produzione, ebbe la sua occasione di affrontare Maciste in Totò contro Maciste (1962, Fernando Cerchio), nel quale impersonava Totokamen, un attore da quattro soldi che sostiene di essere un semidio. Per far fronte alla rivolta di Maciste, alla guida degli Assiri, il Faraone fa convocare Totokamen convinto che si tratti davvero del figlio del dio Ammon. Come si vede, siamo di fronte alla solita trama dello scambio di persona, spesso alla base di tante commedie degli equivoci con protagonista proprio Totò.

A interpretare Maciste c’è Samson Burke, che si vedrà anche ne I tre oriundi contro Ercole (1962, Edward Bernds), film dei Three Stooges che si prende gioco dei peplum italiani, all’epoca trasmessi dalla televisione americana sotto forma di serial. La storia vede tre farmacisti viaggiare nella Grecia antica con una macchina del tempo. Lì verranno prima confrontati e poi aiutati da Ercole (Burke) a sconfiggere il malvagio re Odius, che ha preso il controllo di Itaca imprigionando Ulisse.

Nel 1979, i Monty Python, reduci da un’altra parodia, Monty Python e il Sacro Graal, sfornano quello che probabilmente è il loro film più riuscito, l’esilarante Brian di Nazareth. La storia di un poveraccio (Graham Chapman), figlio di un’ebrea e di un ignoto centurione romano, che viene scambiato per il Messia e cerca invano di far cadere l’equivoco, ma viene preso nel mezzo della guerra tra i romani e un gruppo di sgangherati rivoluzionari. “Brian” è un film geniale, con un paio di sequenze da lacrime agli occhi: su tutte quella dell’interrogatorio nel palazzo di Pilato (interpretato con la “r” moscia da Michael Palin), con il micidiale gioco di parole su “Biggus Dickus” (in italiano, “Marco Pisellonio”). Un film accolto da furenti polemiche per il suo spiccato ateismo, ma che in fondo non si prende gioco della figura di Cristo: semplicemente invita a pensare di testa propria. Da vedere in lingua originale per apprezzarlo come si deve.

Un paio d’anni più tardi, nel 1981, Mel Brooks dice la sua sul genere epico dirigendo La pazza storia del mondo, una parodia divisa in cinque capitoli che “rivedono” la storia dell’Uomo ai tempi della preistoria, dell’antico testamento, dell’impero romano, dell’inquisizione spagnola e infine della rivoluzione francese. Naturalmente, Brooks ne approfitta per prendersi gioco dei vari stili cinematografici con cui queste epoche sono spesso state raccontate. In particolare, nell’episodio biblico troviamo Mosè che annuncia i Dieci Comandamenti, mentre in quello romano il protagonista è Comicus, un filosofo/showman che scatena le ire di Cesare (che ovviamente alloggia nel Caesar’s Palace di Las Vegas).

Nel 1995, Carlo Vanzina firma il suo unico cinepanettone storico, S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa, temibile accozzaglia di tutto il peggio degli italiani e dell’attualità italiana (Tangentopoli in primis), che dovrebbe riflettere sull’oggi ma sbaglia totalmente mira, come sempre in questi casi. A fianco dei soliti De Sica e Boldi c’è uno spaesato Leslie Nielsen, che davvero verrebbe da chiedergli “Perché, Leslie, Perché?!”.

Concludiamo citando la saga di Asterix e Obelix, fumetti e poi film d’animazione creati da René Goscinny e Albert Uderzo. I due inseparabili amici gallici sono stati protagonisti di un’infinita serie di divertenti lungometraggi animati (tra cui Asterix e Cleopatra e Le dodici fatiche di Asterix) e in seguito di tre film con attori in carne ed ossa: Asterix e Obelix contro Cesare (1999), Asterix e Obelix: missione Cleopatra (2002) e Asterix alle Olimpiadi (2008). Nelle loro storie, i romani parlano in romanesco e il villaggio dei protagonisti è l’unica porzione di Gallia indipendente dal dominio di Cesare, perché nessuno osa contrastare Asterix quando ha assunto la pozione magica del druido Panoramix.

Con questo si conclude il nostro viaggio nella storia del genere Peplum, ma non temete: la settimana prossima vi aspettano altri quattro post con altrettante recensioni di film che hanno reso leggendario questo filone. Vi aspettiamo!

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