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La storia del Peplum, parte 13: Scontro di Titani

Di Marco Triolo

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Siamo arrivati alla fine, signore e signori: per concludere il nostro viaggio nel Peplum, oggi non resta che parlare di Scontro di Titani, il film di Desmond Davis che ha ispirato il remake in uscita proprio oggi nelle sale italiane. La trama è molto simile, pur con le dovute varianti: vi si narra del figlio di Zeus, il semidio Perseo, deciso a reclamare il trono di Argo, di cui è legittimo erede, e a sposare la bellissima principessa Andromeda. Per farlo, dovrà prima sconfiggere il Kraken, prima che Andromeda gli venga data in sacrificio per placare le ire di Teti, di cui la principessa doveva sposare il figlio Calibos, ridotto a deforme satiro da Zeus.

Scontro di Titani non sembra nemmeno una pellicola del 1981, ma pare girata vent’anni prima, e per giunta in Italia: l’influenza dei nostri “sandaloni” si vede lontano un chilometro, e tutto il film è avvolto in un’aura nostalgica che deriva principalmente dagli effetti speciali di Ray Harryhausen, uno dei maestri indiscussi dell’animazione stop motion. Il fatto è che, se negli anni ’60 quegli effetti speciali erano avveniristici, negli ’80 si cominciava già a intravedere un balzo in avanti poderoso, in special modo grazie all’avanzamento nella tecnologia degli animatronics. Nello stesso anno di Scontro di Titani vedevano la luce I predatori dell’arca perduta e Un lupo mannaro americano a Londra, e un anno dopo John Carpenter avrebbe diretto uno dei suoi capolavori, La cosa, benedetto dagli ancora oggi inarrivabili effetti speciali di Rob Bottin.

Eppure, tutto il film è talmente radicato in un passato che stava scomparendo, da rendere il lavoro di Harryhausen (che andò in pensione subito dopo) per nulla fuori posto, anzi essenziale nella generale riuscita della pellicola, che ne esce come un b-movie consapevole dei propri limiti, che vengono assurti a virtù. Il cast aiuta molto: ci sono Burgess Meredith e Laurence Olivier, rispettivamente nei panni di Ammon e Zeus, che fanno il loro lavoro con classe e senza mai gigioneggiare troppo. Poi c’è Harry Hamlin – in seguito relegato a ruoli televisivi – che fa quel che può con la parte bidimensionale di un eroe tutto d’un pezzo, risultando alla fine simpatico. C’è Judi Bowker, nei panni di Andromeda, è radiosa e ci fa davvero credere che gli uomini siano disposti a combattere e sacrificarsi per lei. E infine va menzionata Ursula Andress, che non fa altro che stare in posa nel ruolo di Afrodite: ma è perfetta per la parte!

Le prove che i nostri eroi devono affrontare sono divertenti quanto basta, i personaggi sono ben assortiti e il gufo meccanico Bubo aggiunge un tocco di umorismo che cela bene la sua natura di semplice funzione narrativa. Ne risulta un film godibile, di certo invecchiato ma abbastanza “vecchia scuola” da funzionare ancora. Cosa si può volere di più?

E con questo abbiamo chiuso: speriamo che il nostro percorso vi sia piaciuto e che abbia destato almeno un po’ il vostro interesse nei confronti di un genere che merita di essere rispolverato. E ora, aspettiamo le vostre impressioni su Scontro tra Titani!

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