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La città verrà distrutta all’alba, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

La Citta Verra Distrutta allAlba Poster Italia 2Regia: Breck Eisner
Cast: Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Danielle Panabaker, Joe Anderson, Brett Wagner, Tahmus Rounds
Durata: 110
Anno: 2010

Ho sempre trovato che Romero sia un soggettista da cinema straordinario. Le idee che reggono i suoi film sono da sole molto più comunicative, originali e foriere di immagini memorabili e innovative più di quanto poi non siano effettivamente i suoi film, vessati da una recitazione sempre sotto la media e da una narrazione poco scorrevole. Per questo ero contento del remake di La città verrà distrutta all’alba, il cui originale soffriva di questi elementi a fronte di un’idea, come al solito, fantastica. Peccato che proprio l’idea di base non sia stata seguita fino alla fine.

Si racconta di una cittadina di provincia americana nella quale ad un certo punto cittadini normali diventano violentissimi in maniera insensata. Quasi contemporaneamente allo scoppio dell’epidemia di violenza si presentano i militari bardati in tute anti-infezione (che li fanno sembrare altro, come fossero alieni), che con violenza ugualmente efferata (ma ordinata e metodica) mettono cercano di mettere in quarantena la città per evitare che il contagio (che passa per l’acqua) si sparga in tutto il paese. La quarantena avviene facendo sommarie ed immediate divisioni tra chi è pazzo e chi no e liquidando al volo i pazzi o quelli che lo sembrano, senza nemmeno fare domande. E proprio qui stava il buono dell’idea, cioè l’impossibilità di determinare chi sia pazzo e chi no, o chi lo sia sempre stato, chi sia solo strano di suo, chi sotto shock e via dicendo, associato ad una violenza insensata, immediata e senza regole (quella dei militari, che sparano a bambini, donne e vecchi senza preavviso).

Eisner, tradendo in questo il testo originale, introduce una deformazione fisica nei contagiati così che essi diventano immediatamente riconoscibili e si perde l’idea che siano mischiati a noi ed indistiguibili fino a che non uccidono.
Perduto questo dunque rimane solo un’idea fobica dei militari, i quali in questo caso sono pedine spersonalizzate, inconsapevoli e quindi incolpevoli (una novità rispetto all’originale). Ai soldati vengono dette bugie dai loro superiori per mettergli paura dei contagiati ed indurli a fare cose orrende in nome della sanità nazionale.
Eisner poi è pure bravo e in un paio di punti inventa delle sequenze di suspence audaci (l’autolavaggio) ma in altri si appoggia ai soliti “botti” di colonna sonora che danno unicamente fastidio. Alla fine quindi il risultato è poco e niente.

I contagiati corrono e sparano e sembrano gli zombi moderni (che corrono e mordono) i quali sembrano i vampiri moderni (che corrono e saltano). Giusto per rimarcare.

Quale senso ha il remake di un film dell’orrore? Quali sono le carte che deve giocarsi il film di oggi rispetto all’opera di ieri? Qui le altre critiche

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