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La storia del Peplum, parte 2: Historical Epics

Di Marco Triolo

Riprendiamo il nostro discorso sul genere “Peplum” introducendo un trittico sulla produzione americana, da sempre la più spettacolare anche se storicamente inaccurata. Abbiamo citato nella prima parte Cabiria di Giovanni Pastrone, tra i primi esempi del filone, prodotto in Italia, e poi Intolerance di David W. Griffith, tra i primi registi a intraprendere la strada dell’Epic Film che poi sarebbe diventata norma tra gli studios hollywoodiani, fino almeno al 1963: in quella data, il flop monumentale di Cleopatra segnò praticamente la fine dello studio system.

Ma che cosa s’intende per Epic? Semplice (beh… non tanto semplice): il termine non definisce una serie di caratteristiche stilistiche o di genere. Intende raggruppare tutti quei film che, girati con ampio dispiegamento di mezzi economici e artistici, tentano di raccontare ascesa e declino di personaggi storici, oppure di potenti famiglie, oppure ancora i grandi passaggi della storia. Per questo, anche film come Il padrino e Giù la testa, per quanto non c’entrino nulla con l’antica Roma, sono considerati Epic.

A noi interessa parlare, in questa sede, solo dei film ambientati nell’antichità classica. Dunque, cosa viene dopo Intolerance? Beh, negli anni ’20 si fanno notare soprattutto le prime versioni de I dieci comandamenti (1923, Cecil B. DeMille) e di Ben-Hur (1925, Fred Niblo). Negli anni ’30, ricordiamo invece Cleopatra (1934, sempre di DeMille) e Gli ultimi giorni di Pompei, ennesima versione del romanzo di Edward George Bulwer-Lytton diretta nel 1935 da Ernest B. Schoedsack. Altre due molto famose, come vedremo, sono state realizzate in Italia, da Carmine Gallone e Amleto Palermi, e da Mario Bonnard e Sergio Leone.

Già da questa manciata di titoli è possibile estrapolare un dato evidente: il film epico ha a sua volta delle sotto-categorie, e già due di queste ci appaiono chiare. Da un lato, ci sono gli “Historical Epics”, che narrano, anche in maniera poco fedele, eventi storici ben radicati nel razionale. Dall’altro, abbiamo i “Religious Epics”, che raccontano sì eventi storici, ma da una prospettiva religiosa, mettendo in scena miracoli, apparizioni e quant’altro. E’ difficile dividere nettamente le categorie, perché ad esempio Ben-Hur è un film storico con solo alcuni accenni di storia religiosa. Potremmo indicare una terza sotto-categoria: il film mitologico, che invece narra episodi della mitologia pagana, con tanto di dei e figure fantastiche. Il capostipite del moderno fantasy, per intenderci.

Tra gli “Historical Epics” di maggior rilievo potremmo elencare: Spartacus (1960, Stanley Kubrick), la seconda versione di Ben-Hur (1959, William Wyler), Giulio Cesare (1953, Joseph L. Mankiewicz), il già citato Cleopatra (1963, sempre Mankiewicz), e infine La caduta dell’impero romano (1964, Anthony Mann). Questi ultimi due, insieme a Il dottor Zivago di David Lean, sono considerati gli ultimi esempi del cinema epico classico, e chiusero il periodo di boom iniziato nei primi anni ’60.

Nel prossimo appuntamento, tratteremo dei Religious Epics. Rimanete sintonizzati!

Da No Time to Die a Ghostbusters, ecco le nuove date dei film 2021 (in costante aggiornamento)

Cinema chiusi fino al 30 aprile, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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