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Daddy Sitter, la recensione in anteprima

Di Gabriele Niola

Old DogsRegia: Walt Becker
Cast: Robin Williams, John Travolta, Lori Loughlin, Kelly Preston, Matt Dillon, Ella Bleu Travolta, Conner Rayburn, Rita Wilson, Seth Green, Bernie Mac, Ann Margret, Amy Sedaris
Durata: 89 minuti
Anno: 2010

Giocare con la propria età e pensare di essere sempre in tempo per cambiare, ricominciare, farsi una vita e via dicendo è apprezzabile, meno è farlo in una commedia che oltre a questa non ha altre idee.
Daddy Sitter in realtà si intitola Old Dogs, un gioco di parole che nel film trova una parziale spiegazione sia nella presenza di un vecchio cane (che è la metafora dello stato dei due protagonisti), sia nel fatto che alla fine Robin Williams paragona il suo rapporto con John Travolta proprio quello del migliore amico dell’uomo che sta con te per anni e con il quale sviluppi una sodalità tutta particolare. Una volta tanto però è più sincero il titolo italiano. La commedia infatti non parla davvero di amicizia ma è più centrata sul rapporto che gli anziani intrattengono con i giovanissimi (rapporto paterno e competitivo).

Quello che sorprende però è che nonostante la presenza di Robin Williams e John Travolta il divertimento sia al minimo storico. Gag trite e nessuno spazio per la libertà espressiva dei due che probabilmente da sola sarebbe riuscita ad andare più in là di quello che fanno i due sceneggiatori.
Non aiuta nemmeno la direzione di Walt Becker, un recidivo che già aveva realizzato con Travolta Svalvolati on the road (altro film del filone “c’è sempre tempo”), e che qui torna a prendere in giro la supposta terza età.

Non è la trama poco plausibile, i sentimenti un tanto al chilo e tutti i luoghi comuni del giovanilismo (quelli si trovano anche altrove) quanto il fatto che le disavventure dei due protagonisti non siano divertenti.
Il contesto è di quelli altissimi, i protagonisti sono manager di una grande organizzazione, trattano con grandissime aziende e vivono in luoghi principeschi senza che la cosa venga presa di mira, come del resto non è preso in giro l’ambiente sofisticato che frequentano, i loro amici e tutto quello di assurdo che gira intorno a queste tipologie umane.

Manca in sostanza la volontà di fare con l’umorismo un passo lungo, prendere in giro con forza invece che con compiacente gentilezza, cosa che in ultima analisi è ciò che caratterizza un prodotto pensato per un pubblico diverso dai personaggi messi in scena da uno pensato per rassicurare chi si identifica nei due manager vecchi e arzilli.

Quanto spazio c’è per commedie di questo tipo e il loro pubblico sono sul serio quelle persone che vengono ritratte? Qui le altre critiche

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