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Meryl Streep, genio imprevedibile

Di Gabriele Niola

A poco dall’uscita di E’ complicato vale la pena ripercorrere la carriera di Meryl Streep per capire a che punto sia arrivata e cosa l’abbia spinta a gettarsi in una maschera per lei inedita. La cosa però può rivelarsi un’impresa decisamente ardua. La più grande attrice vivente d’America non solo può vantare un numero di capisaldi nella propria filmografia superiore a qualsiasi media ma non si è nemmeno risparmiata come fanno altri.
Sessantasette apparizioni tra cinema e televisione dal 1977 ad oggi, una media di 2 l’anno per 33 anni di attività e non accenna a fermarsi. Anzi. A 60 anni l’attrice continua a reinventare se stessa e le proprie parti senza necessariamente tenere conto dei dettami hollywoodiani che relegano le dive di una certa età ai soli ruoli di mamme o nonne. Le regole per lei non valgono.

Esordisce tardissimo al cinema, a ben 28 anni, dopo una lunga carriera di attrice teatrale sviluppatasi soprattutto a New York. Chi se ne intende giura che una delle cose migliori della sua carriera sia la rappresentazione teatrale della Bisbetica Domata di Shakespeare. Evidentemente però il cinema non poteva stare troppo senza accorgersi di lei, specie il cinema degli anni ’70, quello della new Hollywood che non temeva di dare soldi, tempo e fiducia a giovani ragazzi con giovani idee. Succede così che l’esordio nel cinema di caratura mondiale è con Il cacciatore di Michael Cimino, accanto al suo amore dell’epoca, il troppo sottovalutato John Cazale. La prova di Meryl Streep è ovviamente di stampo teatrale ma lo stesso è impossibile non notarla.

Da lì la chiama Woody Allen per Manhattan poi arriva Kramer contro Kramer come protagonista e i lavori non si fermano più. Per tutti gli anni ’80 Meryl Streep diventa l’intensa ragazza, piena di sentimenti, capace di dar vita con minuscoli cambi di atteggiamento a profondi cambi interiori, capace di parlare poco e comunicare molto, dunque perfetta per il cinema intimista.
Ma anche una splendida interprete di dialetti. Da La scelta di Sophie in poi sale alla ribalta un’altra caratteristica unica della grande attrice, ovvero la sua capacità di interpretare personaggi non-americani, contaminando la sua lingua e il suo parlato con lievi cadenze straniere utilizzate per dare espressività ai ruoli.

In carriera partecipa a film giganteschi e tecnologici (A.I.), come a opere sentimentali d’autore (I ponti di Madison County), non disdegna sperimentare un cinema diverso (Il ladro di orchidee), essere autoironica (La morte ti fa bella), disegnare memorabili caricature (Il diavolo veste Prada) e gettarsi in imprese di non sicura riuscita (La musica del cuore), sperimentando tutti i generi compreso, di recente, anche il musical con Mamma mia!. Impossibile vincolarla ad un ruolo, in carriera è stata tutto: buona, cattiva, puttana, suora, hippy, manager, sentimentale, fredda, disperatamente povera, ricca fino all’eccesso, intellettuale e scema. Ma una cosa ancora le mancava, ovvero il ruolo preso per E’ complicato, commedia sentimentale della terza età dove interpreta una donna con figli e possibilmente nipoti, perchè come tutte le grandi non è vittima della propria bellezza o della sua scomparsa ma fa un vanto di ogni ruga.
Nun me ne levà nemmeno una. C’ho messo ‘na vita a fammele venì” diceva Anna Magnani alle truccatrici.

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